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Luigi Totaro: Le ponderate ragioni del mio votare NO al Referendum
Elba Report: 19/03/2026 09:06:25

Siamo giunti al momento di votare nel Referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, e domenica 22 e lunedì 23 potremo esprimere la nostra volontà di cittadini.
 
Un chiarimento preliminare: voterò per il NO, e scrivo per condividere le motivazioni della mia scelta. Giudico inutile -se non dannosa- la legge di modifica della Costituzione voluta con forza dal Governo e dalla maggioranza parlamentare, che di fatto coincidono -e già questa è una modifica tacita della Costituzione, che vorrebbe separato l’ambito legislativo (Parlamento) da quello esecutivo (Governo) perché il primo eserciti il controllo sul secondo-.
 
La Costituzione è l’atto fondamentale che regola la vita democratica del Paese, enunciando i principi generali e prefigurando l’ordinamento dello Stato. È un atto solenne e delicatissimo, poiché -come la sua stessa promulgazione del 1947- ogni modifica implica un mutamento radicale di Regime: per tutte le altre materie il Parlamento procede con leggi ordinarie a regolare la vita della comunità.
 
È vero che la Costituzione stessa prevede all’articolo 138 la possibilità di modifiche, per adeguare il testo originario al sopravvenire di nuove condizioni e di nuove sollecitazioni culturali. E di fatto è stata modificata diverse volte attraverso leggi costituzionali; ma -sembra di poter dire- le modifiche hanno sempre avuto un carattere generale, lasciando alla Corte costituzionale il compito di risolvere le questioni di dettaglio. Le principali riforme, infatti hanno riguardato la Modifica della durata della legislatura e l’elezione delle Camere (1963); Riscrittura del Titolo V sull’assetto della competenze fra Stato e Regioni (2001); Inserimento del pareggio di bilancio tra i principi fondamentali (2012); Riduzione del numero dei parlamentari da 945 a 600 (2020); Modifica articoli 9 e 41, per aggiungere la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli animali, e limitazioni all’iniziativa economica privata relativamente a salute e ambiente (2022). Tutti interventi rilevanti, come ben si vede.
 
Il Referendum al quale siamo chiamati domenica e lunedì, invece, interviene su una materia che in sé sarebbe di dettaglio, ovvero la gestione della carriera di membri dell’apparato statale, anche se questi appartengono a un ambito separato dell’Ordinamento, che la Costituzione ha voluto indipendente dall’ambito esecutivo poiché anche su di esso eserciti una funzione di controllo. Ma la legge costituzionale voluta dal Governo e approvata dalla sua maggioranza senza la possibilità di discuterne alcun aspetto (ricorrendo sistematicamente al voto di fiducia) e senza che la minoranza parlamentare potesse contribuirvi, modifica ben sette articoli della Costituzione per disciplinare gli organismi funzionali dell’ambito giudiziario, finora autonomi e indipendenti.
 
L’esiguità del numero dei casi sui quali la modifica costituzionale interviene induce a ritenere che l’intendimento di chi l’ha promossa sia diverso da quello enunciato e proclamato: appare più come una rappresaglia a lungo vagheggiata da un ministro rimasto sempre ai margini della Magistratura, cui pure appartiene; e di un nutrito e variato numero di dissidenti -oppositori ideologici garantisti; rancorosi appartenenti a gruppi e partiti che si sono sentiti ingiustamente colpiti da interventi della magistratura al tempo della grande crisi di Mani Pulite; orfani di un tempo che è ormai andato, quando i partiti erano ancora capaci di determinare la politica dello Stato-, in un clima di scontro che ha messo in ombra il problema istituzionale che pure sussiste e che avrebbe pieno titolo a essere discusso -da persone competenti e prestigiose, pur presenti nell’ambito delle diverse posizioni- nel merito di una rinnovata riflessione sulla Teoria dello Stato.
 
La Costituzione non può essere svilita a strumento di rancori e di vendette, né tirata in mezzo per aspetti di dettaglio. Per questo, finora, è stata oggetto di modifiche molto misurate seppure significative.
 
Gli Stati Uniti hanno una Costituzione emanata da quasi duecentocinquanta anni, e in questo lungo spazio di tempo l’hanno emendata in soli ventisette punti. I primi dieci emendamenti, in un unico pacchetto, furono adottati nel 1791, pochi anni dopo la promulgazione del testo costituzionale, e riguardano i diritti individuali (Bill of Rights); gli altri si sono susseguiti nell’arco di oltre due secoli. E i Presidenti, che pure hanno nell’ordinamento vigente una estesa facoltà di intervento esecutivo, non hanno -finora- mai utilizzato ai fini della loro politica l’adozione di nuovi emendamenti per confermare il proprio potere.
 
La Legge costituzionale sottoposta a referendum, al di là del nome non produce -per dichiarazione dello stesso Ministro e dell’esperta senatrice Bongiorno, avvocata prestigiosa e molto ascoltata nella Maggioranza-, alcun effetto migliorativo nell’ordinaria amministrazione della giustizia. Ha tuttavia visto accanto a prese di posizione nel merito giuridico, perlopiù fondate e dignitose, anche polemiche strumentali, con ampio ricorso agli ai modi ormai consueti della comunicazione di massa. È divenuta così un prodotto da vendere con le tecniche del marketing, per scivolare poi rapidamente nell’agone della tifoseria -“con me o contro di me”-, senza quasi più riferimento al merito, peraltro molto specialistico, che del resto il quesito referendario chiarisce ben poco.
 
Ciò che appare abbastanza chiaro è invece l’intendimento -nel quale il Referendum si iscrive, anzi del quale costituisce il punto d’avvio- di modificare il nostro ordinamento repubblicano verso una forma di Repubblica presidenziale, con forte accentuazione dei poteri dell’Esecutivo. Di questo forse si doveva parlare senza girarci intorno, e senza spostare un dibattito alto sul piano personale, cioè delle persone che governano o governeranno.
 
Allora la scelta sarebbe stata più comprensibile, e i cittadini si sarebbero espressi in base alla loro concezione del Paese e delle sue istituzioni. Purtroppo anche questa occasione si è perduta, assorbita da quella più semplice e più facile dell’appartenenza.
 
Per chi ha strumenti e capacità di agire consapevolmente, la scelta resta però questa: Repubblica parlamentare o Repubblica presidenziale. Io scelgo di conservare la Repubblica parlamentare, e per questo alla legge di modifica costituzionale volterò NO.
 
Luigi Totaro

Fonte: https://www.elbareport.it/politica-istituzioni/item/78476-luigi-totaro-le-ponderate-ragioni-del-mio-votare-no-al-referendum