A Sciambere: chi prepara la guerra non vedrà mai la pace
Elba Report: 15/10/2026 12:00:38
Riceviamo e pubblichiamo
Ho letto ultimamente che le forze armate stanno entrando sempre più spesso e prepotentemente nelle scuole per cercare di convincere ragazzi e ragazze ad intraprendere la carriera militare.
Sotto l'incubo incombente di un nuovo conflitto globale e nel bel mezzo di una folle corsa al riarmo, le aule scolastiche rischiano così di trasformarsi nel tragico serbatoio da cui attingere le vittime di domani.
L'assalto alle coscienze comincia fin dall'infanzia, adescando persino i bambini delle elementari con gadget e con la rassicurante figura dei "genitori in divisa".
Crescendo, la morsa si stringe: presidi e docenti sono chiamati a farsi ingranaggi di questo sistema, promuovendo l'offerta formativa militare fino alle superiori, dove l'orientamento professionale punta dritto all'arruolamento nell'Esercito Italiano.
Di fronte a tutto questo, io credo che la società civile e in particolare i genitori devono fare con forza la loro parte, esercitando pressioni sugli istituti scolastici affinché sia vietata ogni forma di propaganda bellica tra i banchi.
I cittadini devono essere informati e consapevoli: così come esiste il diritto di non avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica, allo stesso modo deve essere garantita alle famiglie la possibilità di esonerare i propri figli da questa rappresentazione militarista.
Ritengo che una società che si prepara alla guerra non potrà che fare la guerra, un giorno. Bisognerebbe, al contrario, lavorare instancabilmente per la pace.
Marco Cesareo
Caro marco
Ho riflettuto per un bel po' su quello che hai scritto finché sono approdato ad un lontano ricordo.
Terminavano gli anni '60, ed io ne avevo venti, scoppiavano le bombe nere delle stragi di stato, e nel nostro paese c'era chi tramava contro la democrazia.
Avevo le stellette di artigliere al collo e prestavo servizio di leva in un reparto dove c'era un anomala concentrazione (assolutamente non casuale) di "pecore rosse". Non si poteva fare "obiezione di coscienza" perché si finiva in carcere.
Chi comandava quel "GHETTO", dove si scoppiava per la durezza della disciplina e la abnorme frequenza dei servizi, manco a dirlo era un ufficiale di destra, un fascista, ma particolare: colto, intelligente e perfino "dialogante", finanche cioè impegnato a togliere dalla "cattiva strada" quelli che forse considerava più "convertibili".
Un giorno durante una riunione (che verteva su tutta altra cosa) com un gruppo di commilitoni (il termine fa schifo ma si dice così') mi chiese a bruciapelo:
"Ma tu come ti consideri politicamente?"
"Comunista - risposi - internazionalista pacifista"
"Quindi - mi contestò - sei un antimilitarista?"
"Forse sì, ma ma c'è qualcosa di più importante delle mie personali convinzioni" .
Mi guardò tra l'interdetto e l'incuriosito: chiedendomi: "cosa?"
"La Costituzione, che se da una parte afferma - giustamente - di ripudiare la guerra, dall'altra mi impone di essere un cittadino fedele, obbligato a difendere la Repubblica, se occorresse anche in armi ..."
Tralascio il resto della discussione per non tediarti ulteriormente, e per venire alla tua segnalazione.
Credo che nel caso un intervento su dei bambini che si risolvesse in un "La guerra è bella anche se fa male", citando De Gregori, o su un "come ti erudisco retoricamente il pupo", sarebbe comunque sbagliato, ma altro discorso si potrebbe fare se il messaggio, anzi la discussione, rivolta a studenti "senzienti", e se servisse, appunto per ragionare sui valori della Costituzione anche in ordine alla (non secondaria) questione della difesa della Repubblica.
Largamente d'accordo comunque con il tuo titolo, specie in un mondo sanguinante di ingiustizie e crimini contro l'umanità.
sergio