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Rinnovabili, peggio di Toscana solo Sardegna e Calabria. serve triplicare le nuove installazioni
Elba Report: 11/10/2026 01:32:35

Legambiente ha presentato puntuali osservazioni alle proposte di legge su aree idonee e semplificazioni, oggi all’esame del Consiglio regionale.
Nonostante l'aggiunta record di 693 GW di nuova potenza rinnovabile a livello globale nel 2025, secondo il nuovo rapporto Irena il tasso di crescita annuale dovrebbe accelerare ancora fino a raggiungere una media di 1.200 GW tra il 2026 e il 2030. Non quanto dovrebbe, ma è un segnale incoraggiante. Il contrario di quanto sta accadendo in Italia, dove il ritmo delle nuove installazioni continua ad avanzare col freno a mano tirato. Continuando al tasso d’avanzamento attuale, stanti i 4,8 GW installati da gennaio a ora, il 2026 si chiuderà con +6,8 GW allacciati alla rete, meno dei già magri 7,2 GW del 2025 (a loro volta in calo del 3,9%) sul 2024. A testimoniare lo stallo è anche il rapporto ministeriale sulla Situazione energetica nazionale: le rinnovabili coprono oggi il 20,5% dei consumi energetici lordi, quando il valore previsto dallo scenario nazionale (Pniec) per il 2030 è pari a 39,4%, mentre la revisione della Direttiva sulle energie rinnovabili (Red III) ha innalzato al 42,5% l’obiettivo vincolante nell’Ue entro il 2030, con l’ulteriore aspirazione a raggiungere il 45%.
 
Purtroppo anche la Toscana spicca in negativo sul ritmo d’installazione. Come se ne esce? L’abbiamo chiesto a Fausto Ferruzza, presidente del Cigno verde regionale nonché responsabile Paesaggio per Legambiente nazionale.
 
Intervista
 
La Regione Toscana sta lavorando in parallelo a tre dispositivi di legge sul fronte delle rinnovabili: il recepimento della normativa nazionale sulle aree idonee, le semplificazioni procedurali e il piano sulle zone di accelerazione in ambito terrestre (Prizat). Si tratta di un quadro complesso: può aiutarci a chiarire di cosa si occupano e come s’intrecciano le tre proposte?
«Le due pdl, molto collegate tra loro, sono la 35 (Disposizioni in materia di aree idonee alla realizzazione di impianti di produzione di energia alimentati da fonti rinnovabili) e la 40 (Disposizioni in materia di semplificazione …) e sono state già licenziate dalla Giunta regionale con voti unanimi. Adesso, entrambe sono in discussione in Consiglio, con la cura congiunta delle due commissioni competenti (la II, attività produttive e la IV, ambiente e territorio). Il Prizat invece – che è un piano e non una legge – deve ancora essere approvato in Giunta e avrà un percorso distinto, in un secondo momento».
 
Legambiente chiede al Consiglio Regionale che la pdl sulle aree idonee venga unita a quella sulle semplificazioni. Su entrambe avete proposto osservazioni puntuali (in allegato a coda dell’intervista, ndr): quali sono i principali elementi di criticità da correggere?
«A nostro avviso, occorre più coraggio e più determinazione. Sui tempi di realizzazione degli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 siamo in ritardo. In Italia, fanno peggio della Toscana solo Sardegna e Calabria. E intanto, nelle due pdl non si prevede alcuna area idonea e/o semplificazione per la fonte eolica su terraferma, mentre sull’agrivoltaico si pretende che a presentare i progetti energetici siano uno o più imprenditori agricoli. Il combinato disposto delle due leggi, di fatto, confiderebbe nel consueto, generoso contributo della geotermia e sul crescente sviluppo del fotovoltaico sulle coperture. Come a dire: stiamo comodi sul sofà e intanto guadagniamo tempo, per non perdere consenso. Un tempo, però, che non abbiamo più, perché la crisi climatica sta già sfigurando i nostri paesaggi, i nostri ecosistemi, le nostre produzioni agricole. L’estate record appena trascorsa ce lo insegna senza ombra di dubbio».
 
Come da lei anticipato, per i dati Terna aggiornati ad agosto, la Toscana è terzultima in Italia rispetto ai pur timidi target d’installazione al 2030 individuati nel 2024 dal Governo Meloni. Partendo dai circa 3 GW attuali occorre arrivare almeno a 6,6 GW, ovvero raddoppiare l’installato in appena 4 anni. Procedendo al tasso attuale quanto tempo servirebbe a raggiungere l’obiettivo?
«Purtroppo, la situazione è grave ma non del tutto seria, per dirla con Flaiano. Se andassimo infatti al ritmo attuale, occorrerebbero circa 13 anni e mezzo per raggiungere i target da burden sharing assegnati alla Toscana. Stiamo andando al ritmo di poco più di 250 MW/anno, quando invece ne servirebbero 750: esattamente il triplo. Credo che questa semplice proporzione si commenti da sola».
 
L’impostazione attuale – vincolata dalle norme nazionali – prevede che le aree idonee si fermino massimo all’8,5% del territorio toscano per il fotovoltaico e allo 0% per l’eolico. Ciò significa che gran parte degli impianti macro si muoverà in aree ordinarie, dove però in Italia gli iter autorizzativi durano fino a 6 anni per il fotovoltaico e 8 anni per l’eolico (con numerosi casi che superano ulteriormente queste soglie), a fronte di tempi medi di 12-24 mesi in molti Stati UE e ben oltre i limiti fissati dalla direttiva Red III. Sulle nostre colonne Agostino Re Rebaudengo ha proposto interventi chirurgici sul Testo unico Fer per sbloccare la situazione: lei che è anche responsabile Paesaggio per Legambiente nazionale, cosa ne pensa?
«Penso che occorra prima di tutto riconoscersi. Reciprocamente. Ambiente, ecosistemi, paesaggio sono tutte istanze prioritarie del nuovo Art. 9 della Carta Costituzionale repubblicana. Principi fondamentali del nostro patto di cittadinanza, che concorrono tutti assieme al perseguimento del bene comune. Quindi, dal mio punto di vista, contrapporre istanze di pari dignità costituzionale è proprio sbagliato. Dobbiamo chiedere invece ai migliori saperi esperti e alle migliori professionalità del nostro Paese, che collaborino lealmente a questa enorme missione collettiva: traghettare un Paese fragile, prezioso, biodiverso, difficile, qual è l’Italia, dall’era fossile a quella rinnovabile, una precondizione cruciale anche per promuovere la pace e l’autodeterminazione dei popoli, come si vede bene dallo scenario in Ucraina, in Iran e in Medio Oriente».
 
Oltre ai limiti normativi, è la disinformazione l’altro principale fattore che frena l’avanzata delle rinnovabili; ad esempio si contrappongono all’agricoltura, quando in Toscana non c’è contezza di un solo esproprio coatto di terreni agricoli (semmai i pannelli rappresentano un’integrazione del reddito degli agricoltori, questo sì tema centrale per la categoria). È indubbia però la necessità di far sì che gli impianti diano più vantaggi ai cittadini locali oltre al 4% del fatturato ai Comuni in compensazioni ambientali. Le pur fondamentali Cer non si stanno mostrando sufficienti: quale altre strade possono esserci?
«Questo è un tema politico di prima grandezza: rendere partecipi e quindi protagoniste le comunità che ospitano gli impianti. Si potrebbero ipotizzare tante soluzioni di partenariato pubblico/privato, e noi – beninteso – vedremmo benissimo queste possibili compartecipazioni (fino all’azionariato popolare, mi verrebbe da suggerire). Tuttavia, mi sento di formulare anche questo auspicio, stanti gli attuali equilibri costituzionali. Non criminalizziamo il mercato se semplicemente, nel vuoto pianificatorio lasciato dalle istituzioni, cerca di fare il suo mestiere. Ricordiamo invece il senso profondo dell’Art. 41 della Costituzione, così come rinovellato dalla già citata LC 1/2022: l'iniziativa economica privata è libera, ma non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all'ambiente, alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana».
 
Osservazioni Legambiente Toscana alle Pdl n. 35 e 40
 
Luca Aterini
da greenreport.it

Fonte: https://www.elbareport.it/scienza-ambiente/item/82285-rinnovabili,-peggio-di-toscana-solo-sardegna-e-calabria-serve-riplicare-le-nuove-installazioni