Chiude per l'autunno – inverno l'Open Air Museum Italo Bolano e apre l'Open Studio a Prato
Elba Report: 03/10/2026 11:21:22
Il Museo Bolano saluta l’estate: una stagione di incontri, arte, poesia e memoria.
C’è sempre un momento, alla fine dell’estate, in cui il Giardino dell’Arte di Italo Bolano sembra cambiare voce.
Le giornate si accorciano, i visitatori se ne vanno, il verde comincia lentamente a cambiare colore, la calura si attenua, il cielo torna blu porcellana e i sentieri del Museo tornano al silenzio, il Teatro Mario Luzi ritorna vuoto, i laboratori tacciono. Le ceramiche monumentali, gli acciai, i vetri Dallas rimangono lì, immersi nella Natura che ritorna un poco selvaggia, ma intorno a loro si avverte quella particolare malinconia che accompagna ogni conclusione.
Anche quest’anno il cancello del Museo Bolano si chiude per la pausa stagionale; ma prima di farlo, vogliamo voltarci indietro e ricordare ciò che è accaduto in questi mesi.
È stata un’estate ricca di incontri e di emozioni. Il Giardino dell’Arte è tornato a essere quello che Italo aveva immaginato: un luogo aperto, dove l’arte potesse incontrare la natura e le persone.
Ci sono state mostre, presentazioni, laboratori, poesia, teatro, cinema, conferenze e incontri con artisti e studiosi. Troppo lungo ricordarle nuovamente qui tutte, ampiamente presentate da queste pagine, ma l'animo grato va a tutti coloro che hanno collaborato con dedizione e passione.
Abbiamo accolto visitatori arrivati da ogni parte del mondo, anche dagli Stati Uniti e dalla Cina, persone che conoscevano già Bolano e altre che lo hanno incontrato per la prima volta proprio attraversando il cancello del Museo.
E ogni volta è stato un piccolo incontro con Italo.
Lo abbiamo ritrovato nei suoi forti colori, nelle ceramiche, nelle sculture, nei simboli disseminati nel Giardino, ma soprattutto lo abbiamo ritrovato negli occhi di chi si fermava davanti a un'opera e chiedeva: “Chi era?”
Perché un museo vive davvero quando riesce a far nascere una domanda.
Tra i momenti più significativi di questa stagione c'è stato anche il dialogo con altri artisti e altre storie, come la mostra dedicata ad Antonio Carena, che ha portato nel Giardino dell’Arte un altro importante capitolo dell’arte contemporanea italiana e ha creato un confronto ideale con la ricerca di Bolano. E poi gli incontri, le parole, la musica, la poesia.
Momenti diversi, ma tutti accomunati dalla stessa idea: tenere aperto il dialogo con la cultura: questo era il sogno di Italo. “Un luogo dove artisti e pubblico possono incontrarsi, discutere, lavorare...”
E forse è proprio nei giorni della chiusura che quel sogno appare più forte, perché quando il pubblico se ne va, quando le voci si spengono e rimangono soltanto il vento tra gli alberi e il rumore del mare in lontananza, ci si accorge che il Museo non è soltanto quello che accade durante l’estate è anche ciò che rimane: rimangono le opere, i ricordi, rimangono le fotografie scattate dai visitatori, le parole di meraviglia lasciate nei commenti sul registro degli ospiti, gli incontri nati tra queste mura e sotto questi alberi.
Rimane soprattutto il progetto di Italo, che continua a chiederci di essere portato avanti, per la Cultura, per i giovani che stanno nel futuro di questa Isola, per proiettare l'Elba e l'arte oltre i confini del Canale verso l'Italia e l'Europa.
Ogni chiusura, dunque, è anche un arrivederci.
Il Giardino dell’Arte entra ora nel suo tempo più silenzioso. Le opere resteranno immerse nella natura e nella luce più fredda dell’inverno e dalle stagioni dell’Elba e anche da custodi operosi e volontari, che ne cureranno con dedizione la vegetazione e il decoro, per offrirlo nuovamente al visitatore il prossimo 1 maggio 2027.
Noi porteremo con noi questa lunga, calda estate, porteremo i volti, le voci, gli abbracci, le domande, le emozioni e porteremo anche un po’ di quella malinconia che arriva quando si chiude un cancello dopo mesi di vita.
Caro Italo, anche quest’anno ce l’abbiamo fatta. Il tuo Giardino ha parlato ha accolto persone, ha fatto incontrare arte e vita.
E mentre chiudiamo il cancello, sappiamo che non stiamo mettendo la parola fine stiamo soltanto lasciando che il Giardino riposi, perché tra qualche mese, quando tornerà la primavera, riapriremo quel cancello e le tue opere, in attesa tra il cielo, il verde, il mare torneranno a incontrare e le persone e sarà ancora estate.
La fine della stagione al Giardino dell’Arte non significa però la fine dell’attività della Fondazione Italo Bolano.
Mentre a San Martino il Museo si prepara al silenzio dell’inverno, la Fondazione Italo Bolano riprende la propria attività all’Open Studio Italo Bolano di Prato, proseguendo quel percorso di diffusione e valorizzazione dell’opera dell’artista che si articola oltre i confini dell’Elba. È un passaggio importante: dal Giardino dell’Arte all’Open Studio di Prato, dalla Natura dell’Elba a un altro spazio dedicato all’arte e alla ricerca a Prato.
Così, mentre qui si chiude un cancello, un'altra porta si apre e il lavoro continua, le opere continuano a parlare, il progetto di Italo continua il suo cammino.
E forse è proprio questa la cosa più bella con cui salutare l’estate: sapere che il silenzio del Giardino non è un addio, ma soltanto una pausa, un temporaneo trasferimento.
Il Giardino dell’Arte chiude i suoi cancelli, ma non il suo racconto: la storia continua a Prato, all’Open Studio Italo Bolano.
Fondazione Italo Bolano
Nelle foto (arch. F.I.B.) alcuni momenti dell'estate all'Open Air Museum Italo Bolano