← Indietro

Portoferraio, l’ombra è sotto accusa: alberi sì, ma guai a lasciar cadere una foglia
Elba Report: 17/09/2026 10:42:07

L’ombra, bene raro tra pietra e fortificazioni
A Portoferraio l’ombra del verde è una risorsa rara, non in senso metaforico, perché si tratta proprio dell’ombra: quella prodotta dagli alberi, ossia la macchia fresca sul selciato, il tratto di strada nel quale d’estate il passante può per qualche secondo smettere di sentirsi una pietanza dimenticata sotto il grill. La conformazione della città, del resto, è quella che è. Pietra, granito, mura, edifici, fortificazioni. Il verde esiste naturalmente e anche tanti fiori, ma questi si trovano dove la storia e l’urbanistica hanno deciso di custodirli: dentro giardini privati, dietro muri, oltre cancelli, negli spazi interni delle abitazioni. Alla pubblica strada, molto più frequentemente, restano il sole e la pietra. Per questo, quando da qualche giardino una fronda osa sporgersi verso la via, il fenomeno viene generalmente accolto per quello che è: qualche metro di frescura regalato a chi passa.
Esistono da sempre, però, in ogni luogo del mondo, sensibilità più raffinate, ossia persone capaci di cogliere aspetti della realtà che alla maggioranza sfuggono. Dove il passante vede un ramo, loro intravedono già la foglia; dove il passante vede l’ombra, qualcuno di loro vede già la scopa. E qui bisogna riconoscere che l’albero presenta un difetto progettuale che la modernità non è ancora riuscita a correggere: ha le foglie. E, fatto ancor più grave, talvolta le perde. A questo punto l’equilibrio ecologico s’incrina.
 
Lo Scirocco e la metamorfosi della foglia
In via Guerrazzi, dove qualche ramo riesce ancora nell’ardita impresa di affacciarsi sulla strada regalando il godimento della vista e qualche metro quadrato d’ombra, lo Scirocco può trasformare una normale giornata elbana, almeno per gli osservatori più esigenti, in una piccola emergenza fitosanitaria. Il vento scuote le fronde; queste, irresponsabilmente, lasciano che si distacchino qualche foglia e qualche fiore; la foglia cade, i petali volano: ed ecco il problema! Perché la foglia, finché si trova sull’albero, è natura, frescura, decoro urbano, assorbimento di anidride carbonica e perfino poesia. Ma nel momento preciso in cui tocca terra, agli occhi di qualcuno cambia categoria merceologica: diventa sporco e immondizia. È una metamorfosi rapidissima. Tre secondi prima la si potrebbe fotografare controluce, pubblicare sui social e accompagnare con una riflessione sulla bellezza delle stagioni. Tre secondi dopo questo qualcuno deve prendere una scopa per pulire davanti all’ingresso.
 
Il talento di prevedere il lavoro ancora prima che la foglia cada
È forse bastato a queste emancipate sensibilità ecologiche nostrane il termine “nascosti”, probabilmente letto nella pubblicazione “I giardini nascosti di Cosmopoli”, per ritenere che simili luoghi siano tollerabili a condizione che nessuno li veda. Ed ecco quindi la giusta indignazione verso la trasgressione della bouganville di via Guerrazzi, così provocatoria. Ed è qui che comincia una delle più raffinate dispute filosofiche del nostro tempo. Perché c’è chi guarda quelle fronde e vede refrigerio, chi vede un piccolo residuo di città mediterranea ancora compatibile con i fiori e l’estate, ma chi possiede invece una facoltà ulteriore riesce a vedere in ogni foglia ancora saldamente attaccata al ramo il futuro lavoro necessario per toglierla dal marciapiede, per non parlare di petali che volano ovunque. Un talento previsionale non comune, esportabile ad esempio a Trieste, dove il numero degli alberi supera abbondantemente quello degli abitanti. E perché no, a Roma, Firenze, Milano o Torino? Del resto, che cosa sono 38 gradi all’ombra rispetto alla gravosa prospettiva di due colpi di scopa davanti a un ingresso per sgombrare petali e foglie che con qualche gambo di troppo si impigliano in filamenti portati dal vento o capelli sfuggiti alle cure umane.
È forse giunto il momento di affrontare senza ipocrisie la grande questione botanica: è possibile avere alberi capaci di produrre ombra senza che si abbandonino alla deprecabile abitudine di perdere le foglie?
 
Alberi veri: il problema è che si comportano da alberi
Bisogna essere coerenti: se desideriamo alberi veri, occorre accettare alcune loro fastidiose abitudini. Crescono, formano le foglie, attirano uccelli, perdono rametti, producono fiori, semi, pollini con una sfrontatezza che rasenta la provocazione. La maggior parte delle persone sembra essersi rassegnata da tempo a questa bizzarria della botanica. Qualcuno, evidentemente, conserva standard più elevati. Per costoro l’alternativa esiste.
 
La soluzione definitiva
Si potrebbe avviare un ambizioso programma di sostituzione del patrimonio vegetale con alberi regolamentari di nuova generazione: chioma ampia ma priva di foglie, ombra abbondante ma senza residui, radici discrete, nessun polline, nessun frutto, nessun insetto e soprattutto manutenzione zero. Simili piante avrebbero molti vantaggi. Non sporcherebbero e non richiederebbero neppure potature; non attirerebbero uccelli né avrebbero bisogno d’acqua. Ma soprattutto non commetterebbero l’imperdonabile gesto di ricordarci che la natura, a differenza del pavimento di un salone, non è stata progettata per restare perfettamente in ordine.
 
Il fenomeno è molto selettivo
Quantunque Portoferraio, con il suo sole, le sue pietre e le sue strade, abbia semmai tutte le ragioni per difendere ogni centimetro d’ombra che riesce fortunosamente a raggiungere il suolo pubblico, il fenomeno, però, è molto più selettivo. Riguarda quella piccola e preziosa scuola di pensiero che ama il verde a condizione che esso rinunci preventivamente a tutte le caratteristiche del verde. Anche i giardini vanno benissimo, purché recintati da quattro muri e non facciano affiorare foglie all’esterno; la siepe è gradevole, purché non lasci rametti; i fiori sono magnifici, purché i petali sappiano dove cadere; gli uccelli sono benvenuti, sempre che siano stati adeguatamente istruiti. E l’ombra, naturalmente, è apprezzatissima, a condizione che arrivi pulita, silenziosa, immobile e possibilmente accompagnata da qualcuno incaricato di spazzare. È un rapporto molto evoluto con la natura.
 
Godere dell’ombra diffidando dell’albero
In fondo il passante che risale una strada arroventata non domanda all’albero se in ottobre perderà le foglie; non pretende garanzie né consulta il regolamento condominiale. Vede l’ombra e ci si infila sotto, probabilmente con riconoscenza. Chi invece possiede una sensibilità più raffinata riesce a compiere un’operazione intellettuale assai più complessa: stare sotto un ramo, beneficiare della sua ombra e nello stesso momento nutrire una profonda diffidenza verso ciò che quello stesso ramo potrebbe, un giorno, lasciare cadere. È quasi una forma superiore di pensiero: volere l’effetto abolendo la causa: desiderare la frescura senza tollerare la fronda e invocare l’albero, purché abbia la cortesia di comportarsi come un lampione. E perché no? Come un lampione.
 
Alla ricerca di piante perfettamente educate
Resta dunque da augurarsi che la ricerca scientifica intervenga presto perché anche a Portoferraio occorre selezionare una nuova specie di esemplari arborei specificamente pensati per questi profondi estimatori della natura disciplinata. Si tratterebbe semplicemente di un albero mediterraneo resistente alla siccità, capace di produrre ombra abbondante, assorbire anidride carbonica e rinfrescare l’ambiente, ma rigorosamente privo di foglie, fiori, frutti, semi, corteccia e qualunque altra parte suscettibile di cadere davanti all’ingresso. Una pianta impeccabile, decorosa, educata e soprattutto consapevole dei propri doveri.
 
Dove non ci sono alberi, il problema è risolto
Fino a quel momento, però, anche i più esigenti dovranno rassegnarsi alla dura realtà. Dove ci sono alberi, ogni tanto cadono foglie. Dove questi mancano, invece, il problema è definitivamente risolto. Non cade proprio niente. Nemmeno l’ombra.
 
Alberto Zei

Fonte: https://www.elbareport.it/corsivo/item/81868-portoferraio%2C-l%E2%80%99ombra-%C3%A8-sotto-accusa-alberi-s%C3%AC%2C-ma-guai-a-lasciar-cadere-una-foglia