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Il giorno del “Dono Ungulato”
Elba Report: 24/08/2026 10:57:33

Ovvero, come l’Elba imparò a convivere con un regalo che nessuno aveva chiesto
Ci sono imprese umane il cui valore si comprende soltanto a distanza di molti anni. All’inizio sembrano piccoli gesti, quasi insignificanti; poi il tempo con la sua nota mancanza di senso dell’umorismo, ne sviluppa tutte le conseguenze. È il caso del cinghiale all’Isola d’Elba. A forza di parlarne come di una calamità naturale, qualcuno potrebbe perfino immaginare che questi animali siano arrivati spontaneamente, magari attraversando il canale di Piombino.
Non andò esattamente così: i cinghiali furono introdotti perché, in un’Isola che evidentemente soffriva di questa grave carenza. Alcuni lungimiranti cacciatori da tempo sentivano questa mancanza venatoria se i cinghiali fossero stati introdotti avrebbero ottenuto proprio ciò che all’Elba mancava: qualcosa da cacciare.
 
I benemeriti compagni di bisboccia
Bisogna riconoscere che il ragionamento possedeva una sua impeccabile logica. Per cacciare il cinghiale occorre il cinghiale. Se il cinghiale non c’è, bisogna introdurlo. Una volta introdotto, finalmente lo si può cacciare. A pensare all’introduzione ci furono alcuni noti benemeriti del continente. Dopo questa magnifica trovata ci pensò madre natura benigna e prodiga. E così iniziarono le “gite” all’Elba soprattutto di quei compagni di merenda provenienti oltre canale che, nei fine settimana, potevano così unire l’utile al dilettevole: una traversata, una battuta di caccia e la soddisfazione di contribuire al mantenimento della biodiversità abbattendo questi animali molesti e nocivi che sin dalla preistoria etrusca all’Elba quando ci sono stati erano pochi, più piccoli e meno prolifici. (Ultima cattura segnalata inizi 1800).
 
Fu un investimento e un dono al futuro
E il futuro, bisogna riconoscerlo, ha saputo dimostrare una straordinaria gratitudine. Perché il cinghiale, una volta sbarcato, non si è limitato a sopravvivere: ha prosperato, ha occupato boschi, campagne, vigne, strade e zone abitate con quella determinazione che contraddistingue chi, non essendo stato invitato direttamente dagli abitanti, ritiene comunque di possedere ormai un diritto acquisito. D’altra parte sarebbe profondamente ingiusto attribuirgli responsabilità. Nessun cinghiale firmò un protocollo d’intesa al momento dell’arrivo. Nessuno promise di non invadere i campi, di rispettare le vigne, di non attraversare le strade o di mantenere il proprio numero entro limiti compatibili con l’sola d’Elba. Fu introdotto e qui fece il cinghiale.
 
L’uomo organizza, il cinghiale procede
Il problema arrivò dopo. Prima ci fu la presenza; poi la presenza diventò una questione; la questione diventò un’emergenza e l’emergenza, raggiunta finalmente la maturità amministrativa, diventò oggetto di incontri, riunioni, competenze, sotto-competenze, piani, contropiani e interpretazioni delle interpretazioni precedenti dichiarazioni, smentite, rettifiche e così via dicendo. Il cinghiale, nel frattempo, dimostrò di possedere una capacità operativa difficilmente eguagliabile. Mentre qui si discuteva, lui attraversava; quando qui si programmava, lui scavava e intanto che si approvava il verbale della riunione precedente, lui aveva già raggiunto un’altra strada. È una differenza di metodo che sarebbe opportuno studiare. Anche gli agricoltori hanno potuto beneficiare della nuova situazione, riscoprendo una forma quasi filosofica di coltivazione: preparare un terreno, piantare, curare e infine recarsi al mattino a verificare quanto sia rimasto della sera precedente. L’agricoltura, in questo modo, acquista una dimensione spirituale che forse in passato le mancava.
 
Il “Safari Notturno” dell’Elba
Ma è soprattutto la circolazione stradale ad aver conosciuto un’evoluzione straordinaria. Guidare di notte all’Elba non è più il semplice trasferimento da un luogo all’altro. È diventato un esercizio di prontezza, intuito, capacità previsionale e rapporto sereno con l’imprevisto. Da qui la proposta di istituire, nell’ambito della futura Giornata del Dono Ungulato, il primo Rally-Safari Notturno dell’Isola d’Elba. La partenza potrebbe avvenire al tramonto. Il percorso non dovrebbe essere comunicato anticipatamente perché conoscere prima gli ostacoli toglierebbe prestigio alla prova. Auto e scooter percorrerebbero le strade dell’Isola scrutando curve, fossi, cespugli e margini della carreggiata. Non vincerebbe chi arriva primo. Vincerebbe chi arriva. Un premio speciale sarebbe attribuito al concorrente capace di raggiungere il traguardo con paraurti, carrozzeria e sistema nervoso ancora nelle condizioni originarie. Per chi riuscisse a evitare un incontro ravvicinato mantenendo contemporaneamente il controllo del veicolo e soprattutto della lingua italiana, potrebbe essere prevista una menzione al valore civile.
 
La riconoscenza dell’Isola
A questo punto sarebbe però necessario rendere il giusto omaggio ai veri protagonisti della vicenda: i nostri lungimiranti cacciatori. Non sarebbe corretto lasciarli ai margini proprio nella giornata destinata a celebrare i risultati della introduzione di questi vispi animali. A loro dovrebbe essere riservata una tribuna d’onore. Potrebbero finalmente contemplare, a tanti anni di distanza, quanto generosamente abbia fruttato il capitale faunistico depositato sull’Isola. Del resto un vero dono è quello che dura nel tempo. Il cinghiale ormai divenuto elbano, ha addirittura superato il concetto stesso di regalo: non si è consumato, non si è deteriorato e non ha richiesto ulteriori acquisti. Ha provveduto autonomamente alla propria continuità.
 
Due misteri finalmente riuniti
Ma ogni grande celebrazione ha bisogno di un finale degno dell’occasione. E il luogo esiste già: la spiaggia delle Ghiaie. Qui, da tempo, campeggia un’altra presenza che suscita nell’osservatore una domanda non molto diversa da quella generata dal cinghiale: per quale ragione è qui? È la ruota panoramica: una struttura di dimensioni rispettabili che occupa una porzione considerevole del paesaggio e che, con ammirevole perseveranza, continua a manifestare la propria presenza stagione dopo stagione. Anche la ruota c’è; si vede e resiste. Quanto alla sua effettiva utilità, il discorso diventa più complesso. Ma non bisogna essere precipitosi. È possibile che la ruota non fosse inutile. Forse stava semplicemente aspettando che arrivasse il problema adatto a darle finalmente una funzione. Quel problema, per fortuna, lo possediamo: il cinghiale. La Giornata del “Dono Ungulato” potrebbe dunque realizzare un miracolo amministrativo: dare contemporaneamente un senso a due presenze che, considerate separatamente, hanno sempre prodotto più domande che risposte.
 
L’apoteosi alle Ghiaie
Un esemplare particolarmente rappresentativo della popolazione ungulata potrebbe essere accompagnato, con tutte le necessarie misure di sicurezza e il dovuto cerimoniale, fino alla ruota delle Ghiaie. Lì prenderebbero posto in una cabina, l’ungulato benemerito prescelto; in quella accanto, in modo simbolico, uno dei suoi antichi benefattori, un compagno di merenda continentale. La ruota potrebbe così finalmente muoversi riunendo, nella medesima orbita, l’opera, il dono e il simbolo in riconoscimento di tanta benemerenza. In questo modo finalmente. la ruota potrebbe girare, non per un turista o per un visitatore ma per i due festeggiati. Sarebbe un giro d’onore: il compagno di merenda e il cinghiale benefattore sulla ruota panoramica che con un giro d’onore tra luci e colori celebra contemporaneamente di fronte ad un pubblico riconoscente i ruoli storici dei due. Salendo lentamente sopra gli alberi, entrambi, potrebbero finalmente mostrarsi ufficialmente alla spiaggia, alla città, e idealmente all’intera Isola: di fronte, di profilo, dall’alto e dal basso. Per qualche minuto, i due sarebbero finalmente visibili. Il compagno, senza merenda e il cinghiale senza attraversare improvvisamente una strada, mentre la ruota panoramica, dopo una lunga attesa, avrebbe trovato due utilizzatori all’altezza della propria storia.
 
Alla luce del significato
La popolazione sicuramente applaudirebbe. In prima fila, naturalmente, i cacciatori e i compagni di merenda continentali, chiamati finalmente a raccogliere il riconoscimento per quella lontana intuizione che tanto ha contribuito alla vita contemporanea dell’Elba. E sarebbe difficile immaginare una conclusione più perfetta: la ruota che finalmente gira per un nobile scopo ed un cinghiale che non corre davanti a un’automobile. Si tratta di due eventi elbani che, incontrandosi, riescono improvvisamente a spiegarsi l’uno con l’altro. Al termine del giro, una voce ufficiale potrebbe pronunciare poche parole: «All’ungulato che ci fu donato, ai benemeriti donatori e alla ruota che attendeva una funzione, l’Isola d’Elba esprime la propria riconoscenza per avere finalmente consentito l’incontro fra i reciproci destini». Poi la ruota potrebbe fermarsi; il cinghiale tornare alle proprie occupazioni. I compagni di merenda rientrare soddisfatti oltre canale. E alle Ghiaie ogni cosa tornerebbe finalmente alla normalità. La ruota resterebbe lì; i cinghiali pure. Ma almeno, per una sera, avremmo trovato una spiegazione per i festeggiati.
 
Alberto Zei

Fonte: https://www.elbareport.it/corsivo/item/81432-il-giorno-del-%E2%80%9Cdono-ungulato%E2%80%9D