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L'indifferenziata raccolta dei nostri rifiuti
Elba Report: 22/08/2026 12:51:56

Mi è capitato di leggere in questi giorni anche sui social-media, inviti e commenti sul corretto conferimento dei nostri rifiuti, in particolare dell'indifferenziato, dove a ragione, ci si indigna che dentro quei sacchetti ci finisce di tutto. In effetti c'è da indignarsi, perché della così detta frazione secca, l'indifferenziato, ossia tutto ciò che non è riciclabile, ci va davvero poco per poi essere conferito in appositi centri o avviati all'inceneritore.
 
E fin qui, non si avrebbe nulla da eccepire, anche se la nostra raccolta differenziata è ancora materia ostica per qualche elbano "duro come il granito di Marciana", per qualcun'altro meno e per qualche turista una seccatura, tanto che spesso mi è capitato di sentir dire "se io sono in vacanza, non mi metto anche a separare i rifiuti, lo faranno loro, si paga.. " oppure, cosa molto, ma molto improbabile, visto il Decreto Ronchi "da noi va tutto insieme...".
 
Ora, le finalità di una corretta, coerente e buona raccolta differenziata, proprio per il decreto Ronchi, parte a monte, perché se fatta bene, porta notevoli vantaggi a livello economico, riducendo molto i costi dello smaltimento finale, anche per gli stessi centri di raccolta e consentendo in questo modo di recuperare molte materie prime pregiate attraverso il riciclaggio, senza doverne reperire di nuove con tutti gli alti costi e i danni ambientali (pensate ad esempio alla cellulosa vergine e alle piante tagliate per produrre carta nuova o a nuovo legno per produrre mobili, quando anche il legno può essere riciclato e creare ad esempio il truciolato, il multistrato o materiale simile).
 
Resto quindi profondamente basita, anche per i miei trascorsi ambientali di diversi anni, quando leggo che la stessa società che gestisce i nostri rifiuti, da delle indicazioni profondamente errate alla cittadinanza sul riciclaggio di tessuti, stoffe, abiti e scarpe, sostenendo che accettano solo abiti puliti e tutto il resto va nell'indifferenziato, sia esso sporco e contaminato, sia esso lacero o strappato ma pulito e lavato!
 
E' così che si sta differenziando all'Elba, contro ogni logica, contro l'economia circolare e contro la corretta gestione dei rifiuti per il loro recupero e riutilizzo? Ma non si era poco fa detto che vi eravate indignati perché nell'indifferenziato ci finiva di tutto e che la frazione secca dovrebbe risultare solo un insulso sacchettino e non diventare un sacchettone se ci mettete ad esempio un completo lenzuola matrimoniale rotto ma pulito e un tappeto, magari con una macchia che non viene via, ma lavato e pulito visto che li volete nell'indifferenziato? Già appunto...ma dove finirebbe per Esa più intenta al vestiario e alle scarpe nuove, per carità pulite - ritenendo che così gli si da una seconda vita e comportandosi da ente umanitario e non da ente per il riciclaggio dei nostri rifiuti- le lenzuola, i tappeti, gli asciugamani e le stoffe anche delle sartorie o di chi si fa un abito in proprio...Buio più pesto.
 
Ve lo dico io: asciugamani lisi, deteriorati e rotti, bucati, strappati tappeti macchiati, lenzuola rotte, stoffe rimanenti dopo che vi siete cuciti un bel vestito da sera... ovviamente puliti, vanno conferiti non certamente nell'indifferenziato, ma andrebbero conferiti all'Esa perché gli avvisi al riciclo, diventino nuovi abiti, nuovi asciugamani, corde, borse, panni o cenci per strusciare i pavimenti prodotti da ditte specializzate su questo. Nell'indifferenziato ci vanno solo ed unicamente abiti contaminati, sporchi, muffosi (da sangue ad esempio e altro materiale organico, da vernici, grassi e collanti...) . Le stoffe e gli abiti puliti ma rotti, deteriorati e strappati, si riciclano. TUTTI. Per ESA no??
 
E' pur vero che le norme europee del 2026 impongono e vietano alle ditte che producono e vendono abiti di avviarli allo smaltimento con conseguente distruzione di capi nuovi ormai passati di moda, ma che invece possono essere ancora utilizzati a scopo umanitario e di beneficenza, ma non si può dire alla cittadinanza, quanto si legge sul sito: SÌ ad abiti, scarpe e tessili ancora in buono stato, puliti, asciutti e riutilizzabili (ad esempio una camicia, un cappotto, un paio di pantaloni o di scarpe ancora indossabili). NO a capi strappati, deteriorati, sporchi, bagnati e non più recuperabili: vanno conferiti nell'indifferenziato.
E tutto il resto?
 
Per come è scritto ad Esa si possono portare solo ed unicamente materiale nuovo, utilizzabile e indossabile e quindi in buono stato, mentre i nostri abiti puliti ma strappati e deteriorati dobbiamo metterli nell'indifferenziato, così è scritto, mentre le lenzuola e altra biancheria della casa, rotta, macchiata (pensate alle tovaglie) ma pulite.., non le accettano, dobbiamo tenerle a casa, quelle non fanno parte delle stoffe né dei beni riciclabili.
 
E' così che sull'isola, si recuperano e si da una seconda vita ai nostri oggetti rotti e che non usiamo più? Un ente che si deve occupare di riciclare i rifiuti da normativa non può (né deve), sostituirsi ad enti benefattori che in Italia ci sono e a cui i cittadini possono indirizzarsi per cedere i propri abiti nuovi e semi nuovi (ma puliti) ai bisognosi senza rivolgersi ad Esa.
 
Fortunatamente esistono sul continente numerose associazioni che si occupano del ritiro degli abiti a scopo umanitario, come ditte che si occupano di riciclare, come HUMANA e di tanti negozi solidali, basterebbe fare un accordo con la società a livello politico. Certo, la seconda vita di un abito o un paio di pantaloni ancora in buono stato, come scritto da Esa, è quella di essere nuovamente indossato, ma per un ente che si occupa di riciclo di rifiuti, la seconda vita di un paio di pantaloni, un abito e dei lenzuoli puliti ma strappati è conferirli alle ditte specializzate, che in Italia ci sono, per crearci di nuovo qualcosa come appunto oggetti in cotone riciclato ad esempio, non dire di metterlo nell'indifferenziato!
 
Detto ciò non mi pare si rispetti già dai vertici la regola delle 5R:
RIDUZIONE = utilizzare meno risorse
RIUSO = recuperare e riutilizzare
RICICLO = trasformare, attraverso processi industriali, un materiale di scarto in nuova materia prima da immettere nuovamente nel ciclo di produzione
RACCOLTA = differenziazione dei rifiuti
RECUPERO = recupero di energia, specie se non si avvia correttamente un bene al suo riuso e riciclo.
 
Paghiamo, probabilmente, la Tari più alta della Toscana, un servizio porta a porta in molti casi lacunoso, costi di quota fissa e variabile che lievitano di 20-30 euro l'anno. Tuttavia resta fissa la percentuale del compostaggio ferma al 30% da almeno 10 anni senza mai un leggero aumento in funzione dei costi del tipo 30,1% 30,5% E dire che si dovrebbe premiare, sempre per un discorso di riuso e riciclo e di risparmio sui costi di smaltimento per la società, chi si produce il compost da se. Gli aumenti dovrebbero sempre corrispondere almeno ad un leggero incremento, negli anni, della percentuale di riduzione visto che chi autoproduce compost genera un risparmio su quel costo. Allo stato delle cose sembra quasi si voglia disincentivare il cittadino a farlo.
 
Non mi sorprende più a questo punto, vedere foto sui social di sacchi di indifferenziato con organico, un accendino e due pennarelli e conseguenti affermazioni che nell'indifferenziato l'organico ed altro non ci va. Non ci dovrebbero andare neppure l'abito rotto e i jeans strappati, ma puliti.
 
Agnese Nannini

Fonte: https://www.elbareport.it/cronaca/item/81411-l-indifferenziata-raccolta-dei-nostri-rifiuti