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Afghanistan: la tomba degli imperi e delle donne
Elba Report: 18/08/2026 10:55:57

Lo scorso 15 agosto sono trascorsi cinque anni dal ritorno al potere dei talebani in Afghanistan. Solo la Russia li riconosce ufficialmente. L'immagine iconica resta quella di un elicottero che decolla dall'ambasciata americana a Kabul. La stessa scena ricorda Saigon anni prima.
 
In Afghanistan si è concluso un intero modello di intervento occidentale: armato, calato dall'alto, che come in Iraq e in Libia ha prodotto solo macerie invece delle democrazie che avrebbe dovuto costruire.
 
L'esercito afghano si è dissolto come sabbia al vento, a conclusione di venti anni di corruzione sistemica, stipendi fantasma, ufficiali nominati per fedeltà politica anziché per merito. Un esercito costruito a immagine occidentale: dipendente da tecnologia, logistica e comando centralizzato. L'impalcatura è stata rimossa e non è rimasto nulla a sorreggerla. Il collasso era inevitabile e prevedibile.
 
I talebani avevano continuato ad offrire - sia pure con la violenza - un sistema di giustizia sommaria ma rapido nelle campagne dove lo Stato afghano non arrivava, un'identità religiosa e culturale percepita dalla popolazione come loro, autentica e non, al contrario importata, e una narrazione di resistenza contro l'ennesimo invasore straniero.
 
Il crollo di Kabul è stata la sconfitta dell'Occidente, ma il costo umano lo hanno pagato le donne. Non possono più frequentare la scuola oltre i 12 anni, non possono lavorare per le ONG, sono escluse dai giardini, dai parchi, da tutti i luoghi ricreativi... devono indossare lo hijab nero o il burqa e quando escono devono essere accompagnate da un uomo della famiglia. La crisi sanitaria silenziosa: i contraccettivi sono vietati in nome della sharia, aborti spontanei non curati e gravidanze forzate. Dal 2021 il regime dei talebani ha emanato leggi e decreti e usato violenza contro le donne.
 
La maggior parte di esse esce di casa solo una o due volte al mese, relegate in una stanza per il resto del tempo; di recente il regime ha aperto la strada ai matrimoni infantili. E' un sistema, non più un'emergenza temporanea.
 
Le donne afghane sono resilienti: vi è nella penombra una rete informale di scuole clandestine, piccole cooperative e gruppi di auto aiuto. L'unica forma di resistenza rimasta in Afghanistan alla generazione di donne a cui il regime ha tolto tutto anche la dignità.
 
L'Afghanistan è per definizione la tomba degli imperi. Quello britannico tra l'Ottocento e il Novecento; Mosca dal 1979 al 1989; poi, gli Stati Uniti e la NATO, dopo vent'anni di occupazione, ne sono usciti nel modo più umiliante possibile, lasciando il potere ai talebani.
 
Tuttavia, cinque anni dopo non resta molto su cui l'Occidente possa avere una narrazione di sé rassicurante. Resta un Paese governato da un regime che ha cancellato metà della propria gente dalla vita pubblica, un avvertimento da linea rossa per le democrazie liberali: che osservano, denunciano, votano le risoluzioni e non incidono. Di fronte a ciò il silenzio è complicità e il rischio più grande non è l'indifferenza, ma l'assuefazione, dal momento che dura da anni diventa normale.
 
L'ennesimo monito della storia sui limiti della forza quando non è la conseguenza di una legittimità e che nessun esercito, per quanto potente, potrà mai imporre alle persone con le armi.
 
Enzo Sossi

Fonte: https://www.elbareport.it/politica-istituzioni/item/81325-afghanistan-la-tomba-degli-imperi-e-delle-donne