L’Elba è una sola destinazione. Facciamo chiarezza sulla Gestione Associata del Turismo (GAT)
Elba Report: 12/08/2026 12:01:46
Considerazioni del Coordinatore GAT Niccolò Censi e del Co-coordinatore Gabriele Rotellini.
Crediamo sia arrivato il momento di fare chiarezza, ancora una volta, sul ruolo della GAT e di smettere di utilizzarla come il capro espiatorio di ogni problema del turismo elbano.
Lo si ripete per l’ennesima volta: la GAT si occupa della comunicazione e della promozione turistica dell’Isola d’Elba. Non governa unilateralmente il turismo elbano e non interviene sul territorio dei singoli comuni; motivo per il quale la maggior parte del contributo di sbarco viene distribuita tra i comuni per operare sul proprio territorio, secondo la stretta normativa imposta, essendo il contributo di sbarco un’imposta di scopo.
Fatte queste dovute premesse, C’è poi un altro aspetto che spesso viene dimenticato quando si parla del contributo di sbarco.
Negli anni i Sindaci elbani, e in primis Walter Montagna, hanno scelto di non percorrere la strada della tassa di soggiorno. Una scelta precisa, basata anche sulla volontà di non far ricadere il contributo esclusivamente sui turisti che soggiornano nelle strutture ricettive regolarmente registrate e di mantenere un sistema capace di intercettare una platea più ampia di visitatori.
Ma c’è una ragione politica ancora più importante.
Il contributo di sbarco ha consentito di distribuire le risorse sul territorio in maniera più equilibrata, evitando che i Comuni con una minore concentrazione di strutture ricettive e presenze turistiche fossero automaticamente penalizzati.
Distribuire una parte delle risorse in maniera più uniforme significa riconoscere che il turismo elbano è un sistema insulare e non la somma di sette piccoli turismi comunali.
Su questo punto occorre leggere correttamente i numeri. Il gettito complessivo del contributo di sbarco non rappresenta il “budget della GAT”, né tantomeno denaro che viene attribuito al Comune di Capoliveri o alla sua partecipata Caput Liberum. È il gettito dell’intera Isola d’Elba, amministrato nell’ambito della gestione associata dei sette Comuni.
Per fare un esempio concreto, nel bilancio 2025, approvato dalla consulta dei sindaci, la previsione di incasso era stata prudenzialmente fissata in circa 4,1 milioni di euro. Di questi, 3 milioni destinati direttamente ai sette Comuni, secondo le proporzioni stabilite dalla convenzione, mentre la restante parte finanziava la promozione e la comunicazione dell’intera destinazione, supporto logistico e le attività di accoglienza.
Il gettito effettivamente incassato nel 2025 è stato poi di circa 5,1 milioni di euro, quindi superiore alla previsione. Ma anche questa maggiore entrata non diventa evidentemente una disponibilità di Capoliveri: la quota eccedente confluisce nella gestione e viene successivamente ripartita tra i Comuni secondo i criteri proporzionali previsti.
La convenzione attribuisce infatti a Capoliveri il compito amministrativo di gestire le funzioni associate, mentre le scelte strategiche appartengono alla Consulta dei Sindaci. Il Piano annuale, le risorse da destinare alle diverse attività e il monitoraggio della gestione vengono decisi collegialmente dai Comuni dell’Elba.
E questo è un altro punto che troppo spesso viene omesso: le decisioni della GAT non vengono prese autonomamente da Capoliveri. I progetti vengono sottoposti ai Sindaci dell’Elba e devono essere approvati.
Dopo l’approvazione inizia poi il percorso amministrativo necessario per trasformare un progetto in qualcosa di operativo.
La GAT non è un’azienda privata dove oggi si prende una decisione e domani parte una campagna. Parliamo di risorse pubbliche e quindi di procedure, atti, affidamenti, controlli e adempimenti che devono necessariamente essere rispettati.
Possiamo discutere se questi meccanismi siano troppo lenti. Possiamo certamente migliorare. Ma non possiamo far finta che le regole della Pubblica Amministrazione non esistano.
Poi c’è il tema della trasparenza.
Le attività vengono comunicate, i contenuti sono online e le associazioni di categoria ricevono costantemente report sulle uscite e sui progetti, proprio perché queste informazioni possano essere trasmesse anche agli operatori che rappresentano.
Si può criticare una campagna. Si può ritenere sbagliato un investimento. Si può chiedere che una strategia venga modificata.
Ma allora facciamolo entrando nel merito: quale progetto? Quale investimento? Quale campagna? Quale risultato?
Quello che non possiamo continuare a fare è utilizzare genericamente la GAT come risposta a ogni stagione difficile o a ogni problema dell’Elba.
Perché il turismo non dipende soltanto dalla promozione. Dipende dal prodotto che siamo capaci di offrire, dai servizi, dai trasporti, dai prezzi, dalla qualità dell’accoglienza, dagli investimenti pubblici e privati e dalla capacità dell’intero territorio di adattarsi a un mercato che sta cambiando.
Ed è qui che la questione diventa politica.
Se ogni volta che qualcosa non funziona cerchiamo un unico colpevole, evitiamo di affrontare le responsabilità che appartengono a tutti noi.
La GAT deve fare bene il proprio lavoro e deve essere giudicata per quello che è chiamata a fare. Se sbaglia, va criticata. Se qualcosa può essere migliorato, va migliorato.
Ma chiedere alla GAT di risolvere tutti i problemi del turismo elbano significa chiederle di fare un mestiere che non è il suo.
Forse dovremmo iniziare a porci una domanda diversa: cosa possiamo fare, ciascuno per la propria parte, per rendere più competitivo il sistema turistico dell’Elba?
Perché continuare a dividerci su chi prende qualche euro in più o qualche euro in meno, mentre competiamo con destinazioni organizzate che ragionano come un unico territorio, rischia di farci perdere di vista il problema vero.
L’Elba è una sola destinazione. E come tale dovrebbe imparare sempre di più a ragionare.
Niccolò Censi, Coordinatore GAT
Gabriele Rotellini, Co-coordinatore GAT