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Rigassificatore in proroga a tempo indeterminato: a Piombino e al suo porto restano solo un pugno di mosche
Elba Report: 24/07/2026 12:11:33

L’Italis non si muoverà finché non verrà sbloccata una trattativa per individuare un altro sito d'attracco idoneo. Nel mentre il territorio sta perdendo l’opportunità dell’eolico offshore.
L’unità rigassificatrice Italis LNG (ex Golar Tundra) non lascerà più il porto di Piombino alla scadenza prevista (31 luglio) e l’impianto FSRU (Floating Storage and Regasification Unit, ossia Unità Galleggiante di Stoccaggio e Rigassificazione) continuerà dunque a operare oltre il termine inizialmente previsto grazie a una proroga inserita ad hoc dal governo con il Decreto-legge n. 32/2026, allo scopo di assicurarsi a garantire la continuità degli approvvigionamenti energetici nazionali. La nave rimarrà ormeggiata, continuando la propria attività di rigassificazione fino a quando non verrà individuato (e reso operativo) un sito alternativo.
 
Tuttavia, deve essere ricordato che la proroga del rigassificatore Italis nel porto di Piombino venne in qualche modo vincolata dal presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, che col Memorandum del 25 ottobre 2022 aveva previsto tra l’altro la realizzazione di “10 opere di compensazione e mitigazione”, di cui purtroppo, a distanza di quasi quattro anni, la maggior parte delle quali risulta essere stata disattesa.
 
Giova ricordare che il cosiddetto “pacchetto” concordato con il governo comprende:
- Riduzione del 50% sulle bollette del gas per i cittadini e le imprese di Piombino e dei comuni limitrofi;
- Stanziamento di 88 milioni di euro per la riqualificazione e la bonifica delle aree inquinate limitrofe agli ormeggi della FSRU;
- Realizzazione del bypass (primo lotto da Rimateria alla circolare di Gagno) e completamento del secondo lotto per il collegamento alle banchine;
- Istituzione della ZLS (Zona Logistica Semplificata) per attrarre investimenti e favorire le attività produttive locali;
- Creazione di un parco di energie rinnovabili nell'area industrializzata, con un investimento stimato di 140 milioni di euro;
- Potenziamento delle infrastrutture portuali destinati al potenziamento delle banchine (tra cui la banchina siderurgica) per adeguarle al traffico industriale e al rigassificatore (con uno stanziamento di 140 milioni di euro);
- Interventi mirati al miglioramento del decoro e dei servizi integrati dell'area cittadina;
- Misure di sostegno per il settore della pesca, dell'acquacoltura e del turismo, gravemente impattati dalle limitazioni operative dello specchio d'acqua portuale;
- Sostegno agli accordi di programma per la reindustrializzazione del polo siderurgico locale inclusa la riconversione con Metinvest (realizzazione di una nuova acciaieria "green" da parte di Metinvest Adria (joint venture tra Metinvest e Danieli);
- Infine, il cosiddetto “monitoraggio ambientale” da effettuarsi mediante l’istituzione di un osservatorio permanente e di un sistema di rilevamento della qualità dell'acqua e dell'aria per tutelare l'ecosistema marino e la salute pubblica.
 
Un programma di compensazione ambizioso e studiato per rilanciare il territorio che, qualora realizzato, avrebbe potuto costituire un vero motore di rilancio per l’intero territorio e la sua economia.
 
Sappiamo che la ricerca di un sito alternativo per ricollocare la FSRU Italis ha trovato una forte fase di stallo politico e tecnico, per cui il Governo ha aggirato il problema, approvando la proroga a tempo indeterminato nel porto di Piombino tramite il sopracitato decreto-legge.
 
Per dovere di cronaca, ricordiamo la proposta di Vado Ligure (Liguria), ipotesi che venne fermamente respinta dalla nuova giunta della Regione Liguria, bloccando di fatto l'iter amministrativo. In mancanza di altre opzioni, il MASE (Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica) ammise pubblicamente che “non esistono soluzioni alternative pronte o tecnicamente fattibili nel breve periodo”.
 
Secondo le stime tecniche fornite da Snam, qualora si trovasse un nuovo sito idoneo, sarebbero necessari almeno due anni e mezzo soltanto per installare le infrastrutture, posare i tubi di collegamento sottomarini e rendere operativa la struttura.
 
Sic stantibus rebus, la mancanza di un porto o di un'area offshore alternativa ha reso inevitabile la permanenza nel porto di Piombino in ragione che il fermo totale delle attività di rigassificazione avrebbe privato la rete nazionale di ricevere circa 5 miliardi di metri cubi di gas all'anno.
 
Giocoforza, allo stato attuale, l’Italis non si muoverà finché non verrà sbloccata una trattativa per individuare un altro sito d'attracco idoneo.
 
Tutto questo, purtroppo, determinerà pesanti conseguenze per la futura programmazione dello scalo di Piombino, rallentando o complicando in tal modo le ambizioni industriali della Toscana, soprattutto quelle legate alle energie da fonti rinnovabili.
 
Il porto di Piombino, infatti, originariamente era stato individuato come potenziale hub logistico e di assemblaggio per l'eolico offshore, da sviluppare nel Mar Tirreno.
 
Le conseguenze negative causate dalla permanenza della FSRU nel porto di Piombino, a nostro parere, potrebbero costituire un forte impatto limitativo che si sviluppa in tre distinte branche:
- Le componenti degli impianti eolici offshore (pale, torri e soprattutto le gigantesche piattaforme galleggianti per i progetti floating) necessitano di ampi spazi in banchina, fondali profondi e aree di stoccaggio retroportuali per consentirne l’assemblaggio;
- La permanenza nell’area portuale piombinese della FSRU , invece, comporta il mantenimento di vincoli e piani di sicurezza rigidi (come , ad esempio, il Piano di Emergenza Esterna della Prefettura) e naturalmente, questo fattore limita significativamente l'operatività commerciale ordinaria e straordinaria di ampie porzioni del porto;
- Con la nave rigassificatrice ormeggiata stabilmente, la coabitazione logistica con i carichi eccezionali necessari allo sviluppo dell'eolico offshore diventa tecnicamente molto complessa, in quanto le superfici portuali che si sarebbero dovute liberare per garantire la movimentazione pesante rimarrebbero ancora vincolate alla logistica del GNL.
 
Infine, non possiamo tralasciare di considerare l’esclusione dai finanziamenti strategici (Decreto Porti) del porto di Piombino proprio in ragione della presenza sine die del rigassificatore; infatti, proprio a causa della mancanza di spazi immediatamente liberi e disponibili nell’area portuale, i fondi stanziati (78 milioni di euro) e le relative infrastrutture di ammodernamento strutturale sono stati indirizzati dal governo verso gli scali meridionali di Augusta e Taranto, che sono pertanto diventati ufficialmente i due hub nazionali prescelti per lo sviluppo della filiera dell'eolico offshore galleggiante.
 
Insomma, sembrerebbe di capire che, oltre al danno, a Piombino e ai suoi abitanti tocchi pure la beffa.
 
Aurelio Caligiore
Ammiraglio Ispettore del Corpo della Guardia Costiera
da greenreport.it

Fonte: https://www.elbareport.it/politica-istituzioni/item/80825-rigassificatore-in-proroga-a-tempo-indeterminato-a-piombino-e-al-suo-porto-restano-solo-un-pugno-di-mosche