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Caccia: la riforma della 157 si discute nel merito, non con i sondaggi
Elba Report: 18/07/2026 10:33:18

Leggiamo con interesse l'intervento del Direttore Generale della LIPU, Danilo Selvaggi, pubblicato su Elbareport. Più che un'analisi della riforma della legge nazionale 157/92, appare però come una lettura politica fondata su opinioni, previsioni e auspici, piuttosto che sui reali contenuti del provvedimento.
 
Sorprende anzitutto che il valore di una riforma venga misurato sulla base dell'andamento di un singolo sondaggio elettorale. Le leggi non si valutano con le percentuali di gradimento attribuite ai partiti, ma verificando se siano in grado di rispondere ad esigenze reali del nostro Paese.
 
Ed è proprio questo il punto centrale che nell'articolo, volutamente, viene completamente trascurato.
 
La necessità di aggiornare una legge approvata oltre trent’anni fa nasce anzitutto dall’esigenza di adeguare gli strumenti di gestione della fauna selvatica a realtà faunistiche, ambientali e agricole profondamente cambiate negli ultimi decenni e tuttora in continua evoluzione. Una gestione moderna significa rafforzare la tutela della biodiversità, favorire l’equilibrio degli ecosistemi, salvaguardare le produzioni agricole e valorizzare il ruolo di chi vive e presidia quotidianamente il territorio, a partire dai cacciatori.
 
Non è un caso che, nelle recenti audizioni parlamentari, le principali organizzazioni agricole italiane – Coldiretti, Confagricoltura e CIA – abbiano ribadito con forza la necessità di una revisione della normativa. Valutazioni significative in tal senso sono emerse anche dagli interventi dei rappresentanti di ISPRA, Federparchi e della Conferenza Stato-Regioni, che hanno riaffermato il valore del mondo venatorio nelle attività di monitoraggio, presidio del territorio, gestione delle popolazioni selvatiche e contrasto alle emergenze sanitarie, a partire dalla peste suina africana. Eppure, proprio in queste ore, alcune associazioni abolizioniste stanno tentando di attribuire a ISPRA affermazioni diverse da quelle effettivamente rese: la registrazione delle audizioni, liberamente consultabile, conferma invece che la caccia è stata indicata come uno degli strumenti della gestione faunistica. Tutti elementi che dimostrano come l’esigenza di aggiornare la legge 157/92 non appartenga soltanto ai cacciatori, ma sia condivisa da numerosi soggetti che vivono quotidianamente l’ambiente e la ruralità, conoscendone equilibri, criticità e necessità.
 
Altrettanto discutibile è l’affermazione secondo cui la riforma sarebbe respinta dalla “quasi totalità della popolazione”, dal “mondo scientifico” o addirittura da “tutte le associazioni”. Si tratta di affermazioni assolute, prive di un riscontro oggettivo, che finiscono per sostituire strumentalmente il confronto con gli slogan.
 
La comunità scientifica, come noto, è composta da competenze, approcci e sensibilità differenti; rappresentarla come un soggetto unico e compatto schierato contro la riforma significa semplificare una realtà ben più complessa, articolata e strutturata, nella quale non mancano autorevoli sostenitori di una gestione faunistica consapevole e scientificamente fondata, che riconosce anche il ruolo attivo svolto da migliaia di cacciatori italiani.
 
Anche sul piano giuridico, l'articolo presenta come acquisite presunte violazioni della Costituzione e del Diritto europeo che, al momento, rappresentano esclusivamente valutazioni personali dell'autore.
 
Saranno infatti eventualmente gli organi competenti a pronunciarsi in merito - come avviene in ogni Stato di diritto - e non certo un editoriale.
 
Colpisce infine il ricorso costante a un lessico volutamente esasperato – “rabbia”, “indignazione”, “punto di non ritorno” – tipico di una narrazione animal-ambientalista che tende ad alimentare lo scontro anziché favorire un confronto serio sui contenuti della riforma. La gestione della fauna selvatica dovrebbe invece essere affrontata sulla base di dati, pianificazione e valutazioni tecnico-scientifiche, non facendo leva sulle emozioni o su contrapposizioni ideologiche e pregiudiziali, dalle quali non derivano benefici concreti né per l’ambiente, né per la fauna, né per la biodiversità.
 
“Questa riforma non è un favore ai cacciatori, ma un atto di responsabilità verso il Paese. Chi è chiamato a legiferare deve confrontarsi con i problemi reali dei territori e dotare l’Italia di strumenti efficaci per governare la fauna selvatica, tutelare gli ecosistemi e garantire un equilibrio sostenibile tra ambiente e attività umane. È sulla capacità di produrre risultati concreti, e non di alimentare paure, che dovrebbe essere giudicato il provvedimento”, dichiara il Presidente nazionale di Federcaccia, Massimo Buconi.
 
Federcaccia continuerà, come ha fatto finora, a partecipare al dibattito pubblico con spirito costruttivo e senso di responsabilità, nella convinzione che una riforma della normativa debba essere valutata per ciò che realmente contiene e per la sua capacità di rispondere alle esigenze della gestione faunistica, della tutela della biodiversità e dell’interesse generale del Paese, non sulla base di campagne emotive o letture ideologiche.

Fonte: https://www.elbareport.it/politica-istituzioni/item/80709-caccia-la-riforma-della-157-si-discute-nel-merito,-non-con-i-sondaggi