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"Gli Etruschi dell'Elba": il libro che riscrive la storia dell'isola
Elba Report: 26/06/2026 11:40:34

Nell’aprile 2026, Ilaria Monti e Michelangelo Zecchini hanno pubblicato "Gli Etruschi dell'Elba. Una nuova lettura" composto da 241 pagine e da un altrettanto cospicuo numero di immagini, foto e descrizioni topografiche.
 
Sono due studiosi di rango che non sono nuovi a voler cambiare, direi, rivoluzionare, la percezione della storia dell’isola dell’Elba in relazione al periodo etrusco e che hanno analizzato profondamente le relazioni che questo straordinario popolo delle nostre origini ha avuto con i popoli italici e con i grandi navigatori del Mediterraneo, quando già eminenti storici nell’Ottocento segnalavano e attribuivano ai Rasenna le fondamenta culturali, politiche, scientifiche e architettoniche alla base della nascita della futura, grande Roma, Caput Mundi.
 
L’amico Michelangelo mi aveva segnalato e inviato il volume nell’immediatezza e io l’ho guardato con una certa attenzione, ma quella prima lettura mi aveva lasciato con quella forma di sindrome, ben famosa, conosciuta fra i letterati…
 
Così sono voluto tornare su questo libro che ritengo sia bellissimo quanto utilissimo a chi come me ha dedicato abbastanza lavoro di narrazione sulla storia dell’Elba con qualche pubblicazione e da qualche decennio...Poi vuole essere un modesto contributo all’attività di due studiosi di cui ho grande stima.
 
Se un attento lettore mi chiedesse perché leggerlo, direi intanto che è facilmente reperibile online digitando https://www.academia.edu/165685235/ e non avrei esitazioni a rispondere che è un eccellente lavoro di revisione che colma il vuoto lasciato da anni di abbandono delle ricerche sistematiche sull'isola; perché, pur mantenendo il rigore scientifico, il testo scardina la narrazione tradizionale in modo chiaro e accessibile, capovolgendo la prospettiva storica dell'Elba etrusca, restituendo un'isola dinamica, ricca di sfarzo aristocratico, perfettamente integrata negli scambi commerciali e culturali nel Mediterraneo, assai meno dipendente da Populonia di quanto fino ad oggi si è creduto, o si è ‘certi’ e si è scritto in tal maniera.
 
L’accuratezza in cui è descritto il ruolo strategico dell'Elba tra il VII e il III secolo a. C., fase centrale e snodo strategico per le rotte commerciali del Tirreno settentrionale e del controllo del mercato del ferro rende questo pregevole lavoro un saggio fondamentale sia per gli specialisti di etruscologia, sia per gli appassionati di storia locale e di visite escursionistiche con un fondo di ricerca culturale non solo paesaggistica.
 
Lo dico e lo dichiaro in maniera anche se emozionale: camminare, percorrere i sentieri dei nostri illustri avi non è forse più emotivo, non va forse oltre lo sguardo, camminare dove hanno camminato i nostri illustri avi non è forse più potente del solo vedere; certamente è più forte del solo sguardo; è sentirli e connettersi ai loro passi, al loro incedere meraviglioso!
 
È questa la visione che Michelangelo e Ilaria ci vogliono donare, incedere con quella bellezza, con quella potenza, questo per me è il messaggio più profondo e sincero di questo loro libro.
 
Allora il nucleo concettuale è andare “oltre le fortezze d'altura", infatti, il valore principale dell'opera risiede in una vera e propria svolta scientifica, ossia nello smantellamento del quarantennale dogma accademico secondo il quale gli insediamenti etruschi sulle colline elbane erano unicamente strutture militari o ‘fortezze d'altura’, mentre, attraverso un'analisi rigorosa dei reperti archeologici, dei documenti d'archivio e dei dati strutturali, gli autori dimostrano come molti di questi siti manchino totalmente di requisiti difensivi coerenti e siano in realtà insediamenti di genere residenziali per classi sociali più o meno elevate.
 
Un caso emblematico analizzato nel testo è il sito di Monte Castello di Procchio: l'impianto monumentale, la divisione su più livelli e la tipologia di materiali ritrovati spingono Monti e Zecchini a ridefinirlo non come un fortino, ma come un complesso aristocratico di alto livello, adibito a funzioni gestionali, di rappresentanza e persino di genere cultuale.
 
Anche altri argomenti narrati e descritti sono esatti: il sistema difensivo del Monte Capanne e la sua funzione strategica - prima della battaglia di Alalia, intorno al 540 a.C.; infatti, il massiccio del Monte Capanne con le sue roccaforti/osservatorio - ; Monte Catino (700 metri di altitudine); il Masso dell’Aquila (630 m.); Le Mure (630 m.); il Masso alla Quata (750 m.). Tutti avevano la specifica funzione di vere e proprie "torri di controllo" naturali sul Tirreno e che, a differenza di altri siti etruschi nell’isola, come i complessi d'altura fortificati di questo settore occidentale, rappresentavano una rete militare e logistica coordinata che svolgeva un ruolo strategico per la sorveglianza sul Canale di Corsica e sulle rotte marittime mediterranee in cui ogni postazione occupava una posizione dominante, garantendo una visibilità totale sui passaggi navali strategici e comunicava visivamente alle altre i flussi sul traffico commerciale e militare verso la Liguria e la Francia meridionale, da e verso Populonia, nonché sui litorali toscani e intorno alle coste e isole meridionali (Pianosa, Montecristo, Giglio) e lo stesso meridione italico.
 
La scientificità di questo vasto prodotto editoriale sta nella spiegazione che questo circuito fortificato svolgeva almeno tre funzioni basilari per la talassocrazia etrusca nelle fasi che precedettero lo scontro navale di Alalia (Etruschi e Cartaginesi contro i Focesi), e come Zecchini e Monti spiegano, essi erano centri di segnalazione ottica: le fortezze comunicavano tra loro tramite segnali di fumo (di giorno) e fuochi (di notte) che permetteva di trasmettere un allarme dall'estremità occidentale dell'Elba fino alla Tuscia in pochissimi minuti, attivando le flotte da guerra etrusche prima che il nemico potesse avvicinarsi ai porti commerciali.
Un secondo aspetto analizzato era la funzione di un vero e proprio sbarramento anti-Focese: la fondazione di Alalia in Corsica da parte dei profughi greci di Focea (circa 565 a.C.) creò una forte pressione commerciale e piratesca e, come riferito, queste fortezze del Capanne permettevano agli Etruschi dell’Elba di intercettare tempestivamente le navi greche che tentavano di infiltrarsi nel canale.
 
Una terza funzione anch’essa strategica era la Protezione del monopolio del ferro: l'Elba era la cassaforte metallurgica del Tirreno e il citato sistema d'altura fungeva da scudo militare, impedendo incursioni nemiche, proteggendo i convogli di navi cariche di minerale grezzo e di prodotti lavorati dirette a settentrione e a meridione del Tirreno.
 
Dopo la vittoria riportata nella naumachia di Alalia da parte della coalizione etrusco- cartaginese le roccaforti del Capanne persero la loro funzione, il loro ciclo vitale si concluse e furono abbandonate.
 
Ilaria Monti e Michelangelo Zecchini non trascurano di accendere verifiche e reinterpretazioni sulle successive implicazioni storiche, non tralasciando le incursioni in terra elbana da parte della potente Siracusa nel V e nel IV sec. a. C., cogliendo aspetti che potrebbero sembrare marginali, come il caso della riscrittura della storia sul celebre Offerente bronzeo, oggi conservato al Museo archeologico nazionale di Napoli (MANN).
 
Questa scultura rappresenta un pezzo di importanza eccezionale: fu il primo oggetto in assoluto proveniente dall'Etruria a entrare nelle collezioni borboniche di Napoli. Tuttavia, la storiografia ufficiale ha perpetuato errori sia sulla datazione del ritrovamento sia sulla sua esatta provenienza geografica. Grazie a una rigorosa ricerca condotta sui documenti d'archivio, gli autori hanno finalmente ristabilito la verità storica. Per oltre due secoli, tutti i cataloghi e gli studi archeologici (basati sulle prime pubblicazioni degli Accademici Ercolanesi) hanno riportato il 1764 come anno della scoperta da parte di Domenico Agarini.
 
Monti e Zecchini hanno rintracciato documenti d'archivio inediti che anticipano ufficialmente la scoperta al 1756, collocando il ritrovamento in pieno regno napoletano di Carlo di Borbone prima della sua partenza per la Spagna nel 1759 e ridefinendo i canali diplomatici e collezionistici attraverso cui il bronzo arrivò a Napoli.
La vecchia tradizione archeologica localizzava la scoperta nella campagna di Le Trane-Monumenti (Portoferraio). La revisione documentale effettuata dai due autori smentisce questa ipotesi: il bronzetto proviene in realtà dalla zona alta di Rio nell'Elba, con ogni probabilità dall'area del Passo delle Panche.
 
Lo spostamento geografico cambia radicalmente il significato del reperto. Non si trattava di un oggetto smarrito o nascosto in un retroterra costiero, bensì di un ex-voto appartenente a un luogo di culto etrusco (un tempio o un santuario d'altura) situato in un punto strategico di passaggio montano.
Questa novità delinea un quadro dell'Elba etrusca ancora più complesso e capillarizzato.
 
La presenza di una raffinata scultura votiva di produzione populoniese (databile alla fine del VI secolo a. C.) in un santuario montano presso il Passo delle Panche dimostra che la comunità etrusca dell'Elba orientale non era composta solo da minatori, ma possedeva luoghi sacri strutturati, legati al controllo dei valichi terrestri e alla sacralizzazione del territorio minerario circostante.
 
Si, il lavoro è tecnico, di ricerca documentaria e sul campo, ma i nostri due Autori vagano per l’isola con gli occhi e la mente degli innamorati, degli appassionati, di coloro che hanno la Memoria ben al centro della Mente e dell’Anima; occorrerebbe che così fosse sempre per tutte le memorie di un’Elba che vive nella sua perfetta bellezza e storicità, forse molto più unica di quello che molti rappresentano o scrivono, eruditi, accademici e/o troppo appassionati e troppo interessati!
 
Grazie Ilaria, grazie Michelangelo
 
Alessandro Canestrelli

Fonte: https://www.elbareport.it/arte-cultura/item/80306-gli-etruschi-dell-elba-il-libro-che-riscrive-la-storia-dell-isola