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Autorə in Vantina – Talk #3 – “Disarmare il Discorso”
Elba Report: 23/06/2026 12:31:35

Venerdì 26 giugno 2026, alle ore 21:30, si terrà il terzo incontro della rassegna letteraria Autorə in Vantina, organizzata dal comune di Capoliveri, dalla libreria MardiLibri di Portoferraio e dalla Pro Loco di Capoliveri.
Ospite Federico Faloppa, docente presso l’Università di Reading, ricercatore di linguistica, consulente del Consiglio d’Europa. Parlerà della sua ultima pubblicazione: “Disarmare il discorso. Sulla militarizzazione del linguaggio” (effequ 2026).
 
In questo nuovo lavoro Faloppa mostra come le guerre, del presente e del recente passato, siano state preparate dal linguaggio, e quanto questo possa quindi essere strumento di fondazione, «arsenale», funzione sempre gravida di conseguenze. Faloppa parla di «un rumore costante e pervasivo, fatto di stilemi, cliché, slogan, retoriche» che accompagna la Storia, rendendo possibile e accettabile ogni genere d’azione, intervento, decisione.
Lo scopo del volume, dichiarato nella Premessa, è quello di «provare a demilitarizzare il discorso. Di mettere cioè in luce la progressiva normalizzazione di meccanismi e pratiche che armano non soltanto le nostre società, ma anche il nostro lessico quotidiano e il nostro immaginario».
 
In apertura di testo, indica la poesia, assieme alla critica, quale «unica arma» da opporre «alla deriva bellicistica» di questo tempo. Cita Haidar al-Ghazali, ventiduenne poeta di Gaza, i cui versi, dice Faloppa, «colpiscono per le immagini, certo, ma soprattutto per lo stile: per quei continui rovesciamenti semantici che costringono chi legge a cambiare punto di vista, a capovolgere ciò che crede di sapere – delle parole, del mondo, della condizione umana».
 
La poesia è, in effetti, forse la forma d’espressione dove massimamente si ritrova la possibilità di deviare dall’oppressione linguistica onnipresente. Quando non sia ridotto al semplice sfogo lirico personale, per la sua ambiguità contraddittoria, e al tempo stesso per l’assolutezza e certezza extralogica, quello della poesia è infatti il linguaggio antiretorico per eccellenza, linguaggio «carico di altrove», non strumentalizzabile, fondamentalmente inutile e inservibile a fini di qualsivoglia definizione. Un linguaggio che, per il suo tendere all’assoluto, non ha parti alle quali appartenere, non conoscendo frammento ma solo totalità o, meglio, essendo teso a trattenere o a rivelare la totalità del noto e dell’ignoto nei frammenti del reale. Un linguaggio, quindi, che non distorce, perché disarmato dal cospetto dell’evidenza immediata.
 
La forza del linguaggio poetico, in un’epoca nella quale la prosa è sempre più facilmente scimmiottabile dalle intelligenze artificiali – in un ricorrente, diabolico, disumano incantamento che avvince l’umano alla macchina, suo simulacro – consiste nella radicalità della fonte, nell’alterna insofferenza riguardo al significato, nella sua stessa, irriducibile “incomprensibilità” (si veda l’ermetismo ai tempi del fascismo).
 
In sostanza, l’autentico linguaggio poetico non è falsificabile, perché non è suscettibile d’essere processato, in ogni senso attribuibile al termine: né dall’opinione pubblica né dalla propaganda, né dalla legge né dall’algoritmo.
 
Angelo Airò Farulla,
per Autorə in Vantina

Fonte: https://www.elbareport.it/arte-cultura/item/80247-autor%C9%99-in-vantina-%E2%80%93-talk-3-%E2%80%93-%E2%80%9Cdisarmare-il-discorso%E2%80%9D