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L’illusione dei missili e il crimine globale: perché la strategia USA-Israele in Iran condanna l’economia mondiale
Elba Report: 12/06/2026 09:57:22

Analisi geopolitica del dott. Yari Lepre Marrani.
L'abbattimento di un elicottero d'attacco americano AH-64 Apache nello Stretto di Hormuz, centrato dai sistemi d'arma iraniani, ha innescato l'ennesima, immediata spirale di rappresaglie guidate dal Comando Centrale statunitense (CENTCOM). Mentre i jet occidentali illuminano i cieli sopra le coste dell'Oman e di Bandar Abbas, e l'esercito israeliano intensifica senza sosta i bombardamenti nel Libano meridionale, il Medio Oriente sprofonda in un conflitto logorante.
 
Tuttavia, la narrazione bellica di Washington e Tel Aviv nasconde una contraddizione strategica fondamentale: un'alleanza che paralizza i flussi commerciali globali ma si rifiuta deliberatamente di sferrare il colpo decisivo alla radice del problema. Scegliendo la via dei soli raid aerei e missilistici, ed escludendo un intervento di terra, gli Stati Uniti e Israele dimostrano di voler perpetuare una guerra d'attrito. Una condotta che destabilizza la tenuta economica dell'intero pianeta, trasformando l'asse Washington-Tel Aviv in un fattore di minaccia globale per i mercati, l'approvvigionamento energetico e la pace internazionale.
 
Il Leviatano economico dei Pasdaran: perché i missili non bastano
La motivazione tecnica per cui la campagna aerea israelo-statunitense è destinata al fallimento risiede nella natura stessa del potere in Iran. I Pasdaran (il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, o IRGC) non sono semplicemente una milizia ideologica o un corpo d'armata d'élite: sono i padroni assoluti dello Stato e dell'apparato produttivo nazionale.
I dati macroeconomici certificano una realtà inoppugnabile:
I Pasdaran controllano oggi una quota stimata tra il 30% e il 60% dell'intero PIL iraniano.
 
Questo controllo totalizzante si esprime attraverso due canali principali:
- Le Bonyad (Fondazioni parastatali): Nate originariamente come enti di beneficenza dopo la rivoluzione del 1979, le Bonyad si sono trasformate in colossali holding esentasse che controllano industrie chimiche, manifatturiere, catene alberghiere e beni immobiliari.
- Il conglomerato Khatam al-Anbiya: È il braccio ingegneristico e costruttivo dell'IRGC, che monopolizza di fatto tutti i contratti infrastrutturali, energetici e civili del Paese.
 
Di fronte a un simile impero economico, il clero sciita di Qom e le cariche formali dello Stato sono stati ridotti a un inutile paravento clericale, una facciata teocratica dietro cui opera un'autentica oligarchia militare-industriale.
 
I bunker profondi e i bilanci aziendali dei Pasdaran non possono essere dissolti dai missili da crociera Tomahawk o dalle bombe a penetrazione della IAF (Israeli Air Force). Colpire i siti radar o le batterie di difesa aerea costiera, come avvenuto in risposta al tragico abbattimento dell'Apache, distrugge l'hardware militare, ma lascia intatte le radici finanziarie, logistiche e strutturali del loro dominio sul Paese.
 
Il precedente storico: l'illusione del potere aereo
La storia delle dottrine militari insegna che il bombardamento strategico non ha mai provocato, da solo, il collasso di un regime fortemente ideologizzato e radicato nel tessuto economico.
- Il Vietnam e l'Operazione Rolling Thunder (1965-1968): Gli Stati Uniti sganciarono sul Vietnam del Nord un tonnellaggio di esplosivo superiore a quello utilizzato in tutta la Seconda Guerra Mondiale. Il risultato non fu la resa di Hanoi, ma la compattazione della popolazione attorno al regime e l'adeguamento della catena logistica alle incursioni aeree.
- I bombardamenti della NATO in Serbia (1999): Pur distruggendo le infrastrutture civili di Belgrado, la campagna aerea non riuscì a piegare l'esercito di Slobodan Milošević sul campo in Kosovo, costringendo la diplomazia internazionale a complessi negoziati e alla minaccia, infine, di un'invasione terrestre.
 
Sperare di eradicare l'IRGC senza un intervento di terra, l'unico sistema in grado di scardinare dalle fondamenta il potere territoriale dei Pasdaran, significa ignorare queste lezioni storiche. La scelta di Washington di condurre una guerra esclusivamente aerea e navale svela l'ipocrisia di fondo della strategia alleata.
 
Un crimine contro l'economia mondiale
Evitando l'impegno di un'operazione di terra — l'unica che potrebbe determinare un reale cambio di regime e la rimozione del blocco militare al commercio — gli Stati Uniti e Israele scelgono di mantenere il Medio Oriente in uno stato di perenne e controllata infiammazione.
 
Le conseguenze di questo vicolo cieco strategico ricadono drammaticamente sul resto del mondo:

 
L'ostinazione di Israele nel martellare il Libano e la parallela riluttanza di Washington a chiudere definitivamente la partita terrestre creano una palude geopolitica. Questa alleanza si dimostra nei fatti nemica della stabilità collettiva, commettendo un vero e proprio crimine economico ai danni delle nazioni importatrici di energia e della catena di distribuzione manifatturiera globale.
 
La soluzione evitata
Finché la Casa Bianca prediligerà la dottrina della "risposta proporzionale" e del bombardamento chirurgico, i Pasdaran continueranno a rigenerarsi, forti del loro controllo su metà del PIL iraniano. Solo un'azione di terra coordinata e strutturale potrebbe recidere i nodi nevralgici del conglomerato Khatam al-Anbiya e liberare l'Iran — e il mondo — dalla morsa dell'IRGC.
 
Fino a quel momento, la strategia USA-Israele rimarrà il principale fattore di destabilizzazione planetaria: una guerra infinita combattuta sulla pelle dell'economia mondiale.
 
L'economia di guerra dei Pasdaran come modello autarchico: la resilienza che l'Occidente non comprende
La riluttanza profonda di Washington nell'avviare un'operazione di terra non riflette solo il timore dell'opinione pubblica interna di fronte allo spettro di un "nuovo Iraq", ma svela una cecità analitica strutturale. L'intelligence occidentale ha continuato per decenni a valutare l'Iran applicando i parametri delle economie di mercato tradizionali, convinta che il congelamento degli asset esteri della Banca Centrale iraniana o l'esclusione dal circuito SWIFT avrebbero progressivamente indotto il collasso del regime.
 
Questo approccio ignora la radicale metamorfosi strutturale avviata dal conglomerato Khatam al-Anbiya a partire dalla presidenza di Mahmoud Ahmadinejad in poi. Davanti all'asfissia sanzionatoria, i Pasdaran hanno edificato una vera e propria economia della resistenza (Eghtesad-e Moqavati), fondata su tre pilastri che i raid missilistici alleati non possono scalfire:
- Il contrabbando di Stato e i canali ombra: Attraverso il controllo militare dei porti e dei confini, l'IRGC gestisce un network finanziario sommerso che bypassa le sanzioni, vendendo idrocarburi a mercati asiatici affamati di energia tramite transazioni basate sul baratto o su valute locali.
- Sostituzione interna delle importazioni: Monopolizzando i contratti infrastrutturali, i Pasdaran hanno nazionalizzato le filiere produttive critiche. Se una raffineria necessita di manutenzione, non si attende la tecnologia tedesca o americana; è l'ingegneria dei Guardiani della Rivoluzione a sviluppare surrogati interni, cementando ulteriormente il legame di dipendenza strutturale tra lo Stato e la milizia.
- Capitalismo di caserma: Chiunque in Iran voglia avviare una grande impresa, costruire una diga o investire nel settore minerario deve necessariamente scendere a patti con le fondazioni controllate dai Pasdaran. Questo rende l'élite economica civile non un'alternativa al regime, ma un suo diretto complice per ragioni di sopravvivenza.
 
La campagna aerea anglo-americana e le incursioni israeliane si infrangono contro questo muro di gomma economico. Distruggere una raffineria a Kharg o un deposito di droni a Isfahan non impoverisce l'IRGC; al contrario, ne aumenta il potere relativo sul mercato interno, poiché i successivi contratti di ricostruzione verranno assegnati, in regime di monopolio assoluto, proprio alle aziende controllate dal braccio ingegneristico dei Pasdaran.
 
La parabola storica del fallimento del "Containment" remoto
Il tentativo asimmetrico dell'alleanza USA-Israele di contenere una potenza regionale tramite l'esclusivo uso della tecnologia missilistica e l'intelligence cyber richiama alla memoria un altro celebre e tragico fallimento storico: la caduta dell'Impero Romano d'Occidente sotto i colpi delle pressioni barbariche nel V secolo.
 
Per generazioni, Roma scelse di non ingaggiare campagne di pacificazione e occupazione territoriale definitiva oltre il Limes del Reno e del Danubio. Preferì affidarsi a una combinazione di sussidi economici (i foedera), operazioni chirurgiche punitive e all'uso di fortificazioni remote, nel disperato tentativo di mantenere lo status quo senza sopportare i costi politici, economici e umani di una presenza stabile sul terreno.
 
La lezione della storia: Il contenimento remoto non elimina la minaccia, la radicalizza. I popoli confinati ai margini dell'Impero, stimolati e forgiati dalla costante pressione militare romana, finirono per strutturarsi, centralizzare il proprio potere politico-militare e, infine, travolgere le difese imperiali.
 
Allo stesso modo, l'Iran contemporaneo, sottoposto a una pressione militare costante ma mai definitiva, ha trasformato la propria postura difensiva in una dottrina di proiezione asimmetrica globale. La nascita dell'Asse della Resistenza (dalle milizie sciite in Iraq agli Huthi in Yemen, fino a Hezbollah in Libano) è il prodotto diretto di questa strategia occidentale a metà. Poiché l'Iran sa di non poter competere sul piano del potere aereo convenzionale, ha decentrato la propria forza d'urto sul terreno geopolitico dei partner regionali.
 
L'Asse Washington-Tel Aviv e il rischio di stagflazione globale
Il vero prezzo di questa guerra d'attrito infinita non si misura solo in termini di vite umane nel Levante o nello Stretto di Hormuz, ma nella lenta e inesorabile erosione del benessere economico dell'Occidente e delle nazioni emergenti.
 
Il mantenimento di un Medio Oriente cronicamente instabile agisce come una tassa occulta sul commercio planetario. Quando un elicottero d'attacco come l'Apache americano viene abbattuto, il mercato non reagisce semplicemente registrando la perdita militare, ma calcolando il rischio geopolitico medio della rotta commerciale più importante del globo.
 
Questo scenario di instabilità cronica favorisce esclusivamente due attori: da un lato i Pasdaran, che giustificano la militarizzazione totale della società e l'oppressione interna in nome della "guerra santa" contro il nemico sionista e americano; dall'altro, i grandi speculatori finanziari internazionali. A pagare il conto finale sono le economie manifatturiere europee e asiatiche, costrette a subire shock energetici continui causati da una guerra che l'alleanza USA-Israele accende quotidianamente con raid aerei, ma che non ha il coraggio politico di risolvere con l'unica opzione strategica risolutiva: lo smantellamento sul campo dell'infrastruttura di potere dell'IRGC.
 
Dott. Yari Lepre Marrani
 
Il dott. Yari Lepre Marrani è scrittore, giornalista culturale e analista geopolitico. Scrive su numerose testate sfruttando le proprie competenze storico - giuridiche.
Importante menzionare la sua collaborazione con il quadrimestrale dell'AMI (Associazione Mazziniana Italiana), il Pensiero Mazziniano, con il quale Marrani collabora con articoli o brevi saggi ispirati al pensiero repubblicano.

Fonte: https://www.elbareport.it/politica-istituzioni/item/80022-l%E2%80%99illusione-dei-missili-e-il-crimine-globale-perch%C3%A9-la-strategia-usa-israele-in-iran-condanna-l%E2%80%99economia-mondiale