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De Michieli Vitturi: ragionamento sulle ragioni del NO al referendum
Elba Report: 27/02/2026 09:08:46

Il già candidato alle regionali per il Movimento 5 Stelle in una articolata contrapposizione all'analisi di Coscarella.
Non sono un avvocato ma nei diversi ruoli professionali che ho ricoperto, da operatore del diritto, ho avuto variamente contatti con la magistratura. Sono perfettamente consapevole che essa non sia indenne da difetti, dovuti sia a ragioni organizzative che alle debolezze umane. Credo tuttavia che lo sia quanto altri ambiti della nostra società italiana. Anzi, ritengo che sia ormai di pubblico dominio che è la politica l'ambito istituzionale in cui si sono rilevate e si rilevano le maggiori "storture", per usare un eufemismo. Purtroppo, per adottare un termine in voga, la "narrazione" degli ultimi anni sta stravolgendo il ricordo di una pagina molto dolorosa della storia della nostra Repubblica, che è stata Tangentopoli. Allora la magistratura svelò un sistema assolutamente malato, fatto di corruzione diffusa, con cui i partiti politici governavano il Paese più allo scopo di mantenere e rafforzare le proprie strutture, spesso a vantaggio di pochi che in questo sistema ritagliavano immensi vantaggi personali (economici e in generale di potere) che non per il bene comune.
 
Il sistema era talmente piegato su sé stesso che allo sradicamento di certi meccanismi non è stato capace di rigenerarsi sostituendo vecchie strutture e vecchi personaggi con alternative adeguate. E allora, per mutuare un refrain che pesca ancora più indietro nel tempo ma che torna in voga con i nuovi equilibri politici parlamentari, sta passando il messaggio del "Si stava meglio quando si stava peggio", che, declinato rispetto a tangentopoli, addirittura è diventato un'accusa nei confronti della magistratura di aver demolito un sistema che comunque funzionava.
 
E oggi si cerca persino di far passare che la magistratura sarebbe il cancro del nostro sistema democratico, che prevarica la politica e che prevarica i cittadini, secondo una lettura che accomuna situazioni completamente diverse (addirittura si mescola, nella attuale propaganda, magistratura civile con magistratura penale, confidando nella scarsa conoscenza da parte dell'elettorato medio), che in questo quadro avrebbe, a questo punto, una sola linea di coerenza: condannare gli innocenti ed assolvere i colpevoli.
 
Ora, con tutte le riserve che si possono avere, riteniamo davvero che questa sia la situazione? Abbiamo questa esperienza? Possiamo accettare un quadro del genere dipinto dai nostri politici, quelli che contano tra le loro fila stuoli di indagati e condannati? Quelli che non hanno certo superato un concorso per esercitare le loro funzioni? Quelli diplomati con Cepu?
Io dico: anche no!!!
 
E fatta questa lunga premessa provo ad entrare nel merito di alcuni aspetti della riforma su cui siamo chiamati a votare.
Ne toccherò solo alcuni, quelli più tirati in ballo per cercare di fare leva sulle coscienze, in realtà incoscienti (perché nessuno spiega veramente le cose, appoggiandosi principalmente su slogan triti e ritriti).
 
La separazione delle carriere.
Si dice che è un retaggio del fascismo. In primis, non è vero. Era presente già prima, con il precedente ordinamento di stampo liberale. In secundis, si può sentire un'argomentazione del genere da quelli che "Ma M. ha fatto anche cose buone..."?
Quindi, si tirano in ballo le statistiche sugli Stati che hanno o non hanno la separazione delle carriere. Ebbene, si sappia che buona parte dei Paesi in cui le Procure sono separate, inquadrano le stesse nell'ambito del potere esecutivo, quindi sotto il Governo. È pertanto normale che siano separate. Ma noi vogliamo arrivare a questo? Possiamo, non è un tabù: per l'appunto molti Paesi occidentali sono organizzati così, con la politica che decide su cosa si indaga e su cosa non si indaga. Ma crediamo, noi italiani, forti di una Carta Costituzionale che è risultata faro di democrazia non solo tra i confini nazionali ma anche oltre (noi non ce ne rendiamo conto perché siamo abituati a studiare, come fondamenta storiche del costituzionalismo comparato, le Carte francese ed americana, ma vi assicuro che la nostra è stata ed è tutt'ora studiata e presa ad esempio), di andare a migliorare? Oggi i PM sono magistrati, cercano la giustizia quando indagano, non cercano colpevoli a tutti i costi. Possono sbagliare, e sbagliano. E lo sappiamo proprio perché i giudici poi non ne sono influenzati e decidono secondo giustizia. Chi accusa Gratteri per il suo impegno nel proselitismo verso il SI elencando le numerose indagini e rinvii a giudizio (tra l'altro compiendo un altra mistificazione: a giudizio rinvia il GUP, non il PM) che poi non hanno portato a condanna degli imputati, non si rende conto di stare testimoniando proprio che il sistema funziona!!! Il PM indaga, talvolta archivia e tal'altra chiede il rinvio a giudizio; un giudice della magistratura "giudicante" (secondo la ripartizione introdotta dalla riforma Nordio) decide se rinviare a giudizio o meno; un altro giudice decide nel merito se ci sia o meno colpevolezza.
Un sistema nel suo complesso molto, molto garantista.
In cui tutte le figure coinvolte sono giudici, tutti che rispondono solo alla legge (salvo, ovviamente, storture che non nego esistere ma che ritengo, come già detto, limitate e sicuramente meno diffuse che non in politica).
 
Altro argomento: il sorteggio.
Chi spinge per il SI, che sventola le statistiche con riferimento alla separazione delle carriere, si guarda bene dal rappresentare quelle riferite all'estrazione a sorte dei componenti dei nuovi CSM ed Alta Corte. Ebbene praticamente nessun paese al mondo estrae a sorte i componenti degli organi che presiedono all'organizzazione e alla disciplina dei magistrati. Solo la Grecia ne estrae una parte. Ma allora si sappia che in Grecia si tratta di un retaggio storico dell'età Classica, in particolare della democrazia ateniese, nella quale non si estraevano solo i magistrati ma anche i politici!!! Ebbene questo sistema può essere anche molto suggestivo, in specie in un periodo in cui la politica tradizionale risulta così deludente ed inadeguata. Fu proprio Beppe Grillo a lanciare questa proposta provocatoria, nei primi Vaffa days. Ma per l'appunto di provocazione si trattava. Ci sono oggi ben altri strumenti per far sentire i cittadini più partecipi (e proprio il M5S ne fa elemento identitario, con votazioni on line su tutte le decisioni più importanti), ma l'impressione non è proprio che chi oggi propugna il sorteggio per i giudici abbia intenzione di aprire i gangli delle proprie strutture di partito verso una maggiore inclusività dell'elettorato e di contro un minore presenzialismo dei soliti occupa poltrone. Basti pensare che l'attuale premier ha messo a capo politico del suo partito la sorella. Solo a Cuba succedeva lo stesso con Fidel Castro...
Ci sono altri dettagli tecnici nelle pieghe della norma che spostano l'ago della bilancia verso la politica, ma per adesso sorvolo in quanto mi sono dilungato anche troppo e in quanto si tratta di questioni leggermente più complicate.
 
Detto ciò non demonizzo alcuna posizione, se presa con consapevolezza. Per cui chiedo a tutti di documentarsi, in rete si trova di tutto, l'importante è cercare di scremare ciò che è stato prodotto a mero fine propagandistico (si può riconoscere un valido contributo alla conoscenza e al dibattito dalla fonte, dai riferimenti, dalla tecnica redazionale che mette a confronto le varie tesi, ecc...).
 
Renato Corrado de Michieli Vitturi

Fonte: https://www.elbareport.it/politica-istituzioni/item/78136-de-michieli-vitturi-ragionamento-sulle-ragioni-del-no-al-referendum