Il Signore delle mosche, oggi
Elba Report: 24/02/2026 08:51:20
La prima cosa a cui si abituarono fu il ritmo del lento passaggio dall’alba al rapido crepuscolo. Accettavano i piaceri del mattino, il bel sole, il palpito del mare, l’aria dolce, come il tempo adatto per giocare, un tempo in cui la vita era così piena che si poteva fare a meno della speranza. (…) Quel che è peggio, neanch’io me ne curo, certe volte. E se io diventassi come gli altri, e non me ne importasse più… che cosa succederebbe? (…) A occidente, il sole era come una goccia d’oro ardente che scivolava sempre più giù, sempre più vicino alla soglia del mondo. Tutt’a un tratto si resero conto che la sera significava la fine della luce e del calore.( Il signore delle Mosche, 1954)
William Golding (1911-1993) è stato uno scrittore e poeta britannico, noto soprattutto per il suo romanzo ‘Il signore delle mosche’ (1954).
Nato a St Columb Minor, in Cornovaglia, Golding studiò letteratura inglese all'Università di Oxford. Dopo aver servito nella Royal Navy durante la Seconda Guerra Mondiale, iniziò a scrivere romanzi e poesie. ‘Il signore delle mosche’ fu il suo primo successo nonché il suo romanzo di esordio e gli valse il Premio Nobel, parecchi anni dopo, per la letteratura. Siamo nel 1983. Golding è considerato uno dei più importanti scrittori del XX secolo, noto per la sua esplorazione della natura umana e della società. ‘Il signore delle mosche’ fu scritto nel 1952 e fu pubblicato due anni dopo, con 14 milioni di copie vendute nei soli paesi anglofoni, rappresenta uno dei maggiori successi editoriali del Novecento. Di esso, in ampie pagine critiche, leggiamo: (…) Il libro dà una vaga contestualizzazione temporale, indicando che ci si trova nel bel mezzo d’una non meglio specificata ‘guerra’: viene poi descritta passo dopo passo la discesa nella barbarie di un gruppetto di studenti ordinari e dei membri di un coro musicale, abbandonati a se stessi in un luogo paradisiaco totalmente isolato dalla moderna civiltà. I ragazzini, inizialmente ben educati, cominciano un po’ alla volta a regredire ad uno stato umano sempre più primitivo. Un aereo precipita in mare, unica salvezza è l’isola disabitata che si trova nei pressi. Al disastro gli unici sopravvissuti sono un gruppo di ragazzi inglesi, tutti di buona famiglia borghese nell’età della preadolescenza, assieme ad altri molto più piccoli; insieme si mettono subito all’opera nel tentativo di auto-organizzarsi e governarsi con regole precise pur essendo senza alcun aiuto né controllo da parte di un’autorità adulta. Ma, molto presto, la loro vita si trasforma in un incubo infernale: qualcosa comincia a non funzionare più come dovrebbe, emergono difatti paure ancestrali del tutto irrazionali e comportamenti antisociali, da cui si sviluppa una vicenda che metterà a nudo gli aspetti più selvaggi e ‘bestiali’ della natura umana.
Il ‘Signore delle mosche’ si può riassumere in questa frase: Gli uomini producono il male come le api producono il miele. Il volume è stato trasposto in ben tre film e ora viene trasmessa una serie televisiva che davvero rimette in gioco i termini più estremi del racconto che, metaforicamente parlando della vicenda dei piccoli naufraghi, mette in luce i lati più oscuri dell’animo umano. Lo stesso autore era tormentato da sentimenti forti legati alla religione, in contrapposizione al suo opposto, ossia il Maligno. Uomo tormentato e lontano dai salotti letterari dell’epoca, fu vittima anche di alcolismo e tutta questa incredibile vicenda umana che lo coinvolse traspare nell’opera d’esordio. Tra le mie preferite letture giovanili, con ‘L’amico ritrovato’ di Uhlman, il romanzo affronta molte tematiche attualissime e non solo e non tanto per l’evidente richiamo alla difficoltà che ancora abbiamo oggi nel trovare un equilibrio, come esseri umani, se posti in condizioni estreme quanto piuttosto come sia sempre vicino a noi il desiderio di sopraffazione e di dominio sul prossimo. Laddove si intenda il prossimo in termini sociologici e sociali ‘tout court’ oppure specialmente in termini più estesi, riferendomi evidentemente a quei fenomeni così contemporanei di sopruso che siano della Russia sull’Ucraina oppure di Israele sul popolo palestinese. Ciascuna in modo diverso e con diverse motivazioni. Tuttavia la violenza si esercita ovunque e la ritroviamo in Stati che si autoassolvono in nome di teocratiche verità assolute e perseguitano in nome di esse la loro stessa popolazione, fino a che si arriva al sangue, pur di sedare le inevitabili rivolte. Allora l’inziale tentativo di porre regole condivise, financo quella della conchiglia per avere diritto di parola nel romanzo, si scontra e diviene l’inevitabile evoluzione nel racconto della divisione inizialmente in fazioni e poi nella persecuzione dei due unici ragazzi sostenitori della necessità di darsi regole e soprattutto di rispettarle. Tuttavia, per scelta degli stessi sceneggiatori, la serie ora in prima visione esaspera giustamente la disperazione dei protagonisti, non solo con scenografie e una fotografia lucidamente scioccante, ma la stessa ambientazione in un reale luogo sperduto della Malesia costringe i piccoli protagonisti a sforzi fisici non indifferenti che rendono il risultato scenico molto vicino alla originale violenza proposta dallo scrittore. Una violenza che uno dei protagonisti cinematografici, Jack, ben impersona con il suo sguardo gelido e quella bellezza tipica del Maligno che per lo scrittore ammaliava la vita, specialmente la sua. Quel Maligno che, se visto in un’ottica laica, ci pervade ad ogni nuova notizia e ci costringe a scegliere tra quello di chi, allievo di un demone del foro a New York, ora guida lo stato più potente del mondo e i suoi oppositori che in Patria hanno trasformato la rettitudine morale in debolezza politica e che fuori da essa rappresentano quel Male, politicamente inteso, con il quale le nostre cosiddette moderne democrazie si scontrano da decenni.
Allora, leggiamo e rileggiamo questi classici e guardiamo le loro rappresentazioni, se così ben fatte nello spirito corretto dell’Autore perché crediamo di vivere in un Mondo sereno, laddove quella serenità spesso ha il prezzo di chi paga con la Vita per garantircela.
Jacopo Bononi
Presidente del Premio letterario La Tore Isola d’Elba
Fonte: https://www.elbareport.it/eventi-societa/item/78089-il-signore-delle-mosche,-oggi