Non una riforma della Giustizia ma trasformazione della Costituzione a colpi di maggioranza
Elba Report: 21/02/2026 09:33:52
Le ragioni del NO spiegate bene nell'incontro di Portoferraio.
Grande attenzione dei presenti nella Sala Consiliare del Comune per seguire le argomentazioni della Professoressa Chiara Favilli (Università Firenze) e del Prof. Marco Ambra (A.N.P.I. Elba) circa la vera natura della cosiddetta 'riforma Nordio'.
Nessun miglioramento reale della Giustizia è atteso (come ammesso anche dal Governo), né sui tempi lunghi dei processi né sugli eventuali danni dovuti ai possibili errori giudiziari; la posta in gioco è il controllo dei Giudici da parte del potere politico, primo passo di un percorso da completare poi col premierato e lo svuotamento del Parlamento.
Come ha ben spiegato la Professoressa Favilli, "una separazione delle funzioni tra magistrati giudicanti e requirenti esiste di fatto": la possibilità di modificare la funzione una sola volta e nei primi nove anni e l'obbligo di cambiare Regione riducono i casi di cambio a circa 40 su 9000, una inezia.
Ma anche volendo formalizzare la divisione delle carriere, la si potrebbe ottenere senza indebolire, sdoppiandolo, il CSM (in Francia è così) e senza istituire anomali procedure come il sorteggio (truccato, con il gruppo coeso dei politici e casuale dei togati) per la composizione degli organi come se i magistrati, diversamente da altre categorie non fossero in grado di autogovernarsi scientemente.
La 'riforma' introdurrebbe tra l'altro un nuovo organo disciplinare, separato dal Consiglio Superiore della Magistratura, a cui viene affidato un potere delicatissimo: decidere sulle sanzioni nei confronti dei magistrati. Una parte rilevante dei suoi membri nascerebbe da una selezione parlamentare introducendo a monte un filtro politico.
Il rischio concreto, quindi, è che il potere disciplinare diventi uno strumento di pressione indiretta sull’autonomia della magistratura.
Chiarito anche che non esiste una sola procedura di mancata imparzialità nei confronti dell'operato dei giudici italiani (che, per altro, assolvono in circa la metà dei casi), la sensazione, dopo le risposte alle numerose richieste di chiarimenti venute dal pubblico, è stata quella che il confronto abbia certamente aiutato ad avere una maggiore consapevolezza della reale posta in gioco col referendum del 22 è 23 marzo, abbia aiutato a capire che i miglioramenti necessari per la Giustizia si possono perseguire con leggi ordinarie e che, tra i rischi da non correre, c'é quello - grande come una casa - di indebolire il ruolo di argine agli abusi di potere che la Magistratura italiana ha finora avuto nel rispetto del dettato costituzionale.
CR