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Con Donald Trump non si può mai stare tranquilli
Elba Report: 07/01/2026 11:08:24

Le parole di Trump sulla Groenlandia sono politica nella sua forma più pura. Questa è la nuova dottrina, gli Stati Uniti possono "prendere" la Groenlandia. Il nuovo ordine internazionale: i territori strategici non si negoziano, ma si conquistano, le alleanze valgono finché non intralciano gli interessi nazionali. L'Artico è nell'agenda globale degli Stati Uniti, come Cuba, la Colombia ed il Messico, con la nuova dottrina da Monroe a Donroe. È una affermazione dell'egemonia statunitense nelle Americhe nell'emisfero occidentale per contrastare l'influenza di potenze rivali (Cina e Russia) e per proteggere gli interessi nazionali e nel trasformare il principio difensivo originale in altro, la giustificazione per l'intervento e il controllo regionale, in chiave di "supremazia strategica" americana piuttosto di "difesa della democrazia". Si interpreta come una politica di "America agli Americani", ma con gli Stati Uniti come arbitri unici ed esclusivi, specialmente di fronte a nuove sfide geopolitiche.
 
Lo scioglimento dei ghiacci ha trasformato una regione geopolitica marginale in contendibile, si sovrappongono sicurezza militare, controllo delle risorse delle terre rare e nuove rotte commerciali. Qui, la Groenlandia è centrale e decisiva, in tale situazione spetta alla Danimarca con l'UE porre dei nuovi limiti all'interno della NATO.
 
Per Copenaghen, la questione è oltre l'orgoglio nazionale. La sovranità sulla Groenlandia è reale se accompagnata dalla capacità politica. Non basta il diritto, serve essere presenti. Serve dimostrare che il legame con l'isola non è un residuo coloniale, ma un progetto condiviso, capace di garantire sviluppo, sicurezza e voce internazionale ai groenlandesi. In caso contrario altri lo faranno.
 
Il nodo centrale è europeo. L'Unione Europea osserva la partita artica con la consueta flemma e prudenza, che a volte confina con l'inerzia. Però, la Groenlandia riguarda direttamente l'Europa: per le materie prime, la sicurezza dell'Atlantico, per la tenuta dell'ordine internazionale a guida occidentale, messo in discussione da Trump con lo slogan nazionalista e sovranista di "America First".
 
Lasciare che la questione venga risolta esclusivamente tra Washington e Copenaghen significa avere un ruolo marginale. Il punto politico: se l'Europa non è in grado di difendere uno spazio strategico, i nostri confini e i nostri valori, difficilmente può rivendicare un ruolo geopolitico globale. La Groenlandia non è un test militare, ma una prova di coesione e di credibilità politica, non contro gli Stati Uniti, ma per sé stessa.
 
Tuttavia, Trump ha acceso il faro su una verità scomoda: nel nuovo ordine mondiale, contano solo gli attori che sanno cosa vogliono e sono pronti a tutto per difenderlo.
 
La domanda non è se la Groenlandia è in vendita, ma se l'Europa abbia qualcosa da dire quando altri provano a metterla in vendita, promettendo ai groenlandesi di farla diventare il 51° Stato USA. Difficile dire di no.
 
Cosa vogliono gli Inuit? Quando parlano gli USA, la UE e la Cina restano fuori dalle stanze del potere. Oggi, sulla Groenlandia si incrociano le ambizioni delle potenze. Gli Stati Uniti la considerano un avamposto strategico per la loro sicurezza ed il controllo dell'Artico, l'Unione Europea balbetta, ma guarda alle terre rare come le risorse per la transizione verde, la Cina osserva pronta a investire dove l'Occidente esita. Questo il gioco geopolitico a tre, ma la voce degli Inuit resta la meno ascoltata. La loro richiesta è di una maggiore autonomia e di controllo delle materie prime, non è ideologico, ma bensì politico: chi decide, chi sfrutta, chi guadagna.
 
Washington parla di difesa, Bruxelles di sostenibilità e Pechino di cooperazione economica. Concetti nobili, ma rischiano di tradursi in decisioni prese altrove e sopra la testa degli Inuit.
 
La Groenlandia è autonoma, una democrazia che fa parte della NATO, ma di fatto schiacciata tra interessi globali e dipendenza economica dalla Danimarca. Il cambiamento climatico accelera tutto: scioglie i ghiacci e le cautele. La domanda essenziale che dobbiamo farci - cosa vogliono e quale futuro per gli Inuit? -.
 
Ignorare questa domanda significa trasformare l'Artico in una nuova zona grigia del potere globale, dove la retorica geopolitica copre una realtà antica: le decisioni non sono prese dagli abitanti autoctoni che paga il prezzo più alto, ma da altri. Si affermi in geopolitica l'autodeterminazione dei popoli e non la forza dei nuovi imperi di USA, Russia e Cina. L'UE è fuori dal grande gioco della geopolitica, data la propria frammentazione fortemente insignificante tra stati e staterelli nel nuovo ordine mondiale e, priva di una comune diplomazia ed un unico esercito.
 
Enzo Sossi

Fonte: https://www.elbareport.it/politica-istituzioni/item/77359-con-donald-trump-non-si-pu%C3%B2-mai-stare-tranquilli