← Indietro

Un 2026 con pessimo esordio in ambiti locali e globali, ma... finché la barca va...
Elba Report: 07/01/2026 09:10:06

Strage a Crans-Montana e quelle infinite di Gaza e Ucraina, il minaccioso neo-colonialismo USA in Venezuela, l'incertezza gasiera e siderurgica piombinese.
Anno iniziato col “botto”! La tragedia di Crans Montana e l’intervento in Venezuela in soli tre giorni!
La prima fa venire in mente la “strage degli innocenti” fatta, però, in un mondo edonistico dove il folle ed incosciente divertimento si associa all’inosservanza delle regole elementari di sicurezza orientate all’accaparramento del dio denaro (unico ormai venerato), la seconda in barba al cosiddetto “diritto internazionale” tirato per la giacca a seconda delle convenienze politiche ed economiche (vedi in ordine cronologico Tibet, Vietnam, Afghanistan, Iraq, Serbia, Libia, Ucraina….).
 
Cosa ci aspetta? Probabilmente siamo ad un bivio storico. L’A.I. entrerà prepotentemente nei nostri media e, come ogni tecnologia, potrà essere impiegata positivamente o negativamente.
Ognuno in merito all’Ucraina e la Palestina ha le proprie idee, ma, temo, come è accaduto quasi sempre nella storia, il più forte militarmente ed economicamente prevarrà e tutti i media si accoderanno a riformulare i propri giudizi.
 
Per l’Italia, tra i vari problemi, ve n’è uno che riporta storicamente alla nostra isola: l’Ilva.
E’ un tormentone che va avanti da molti anni e che si arricchisce di una nuova puntata.
Dal primo Gennaio (tre giorni fa) l’acciaio nell’UE sarà sottoposto alla “carbon tax”; cioè il prezzo dell’acciaio sarà collegato alla quantità di CO₂ che sarà emessa per la sua produzione. Più CO₂ , più “dazio” che graverà su di esso.
Di per sé il principio è giusto nell’ottica del “cambiamento climatico”, ma cosa comporterà in ambito economico per tutti i prodotti che usano tale materiale?
 
Giova fare una brevissima carrellata sulla situazione della produzione dell’acciaio il quale è l’emblema della civiltà moderna principalmente dal XIX⁰ secolo in poi.
Ho assistito di persona alle manifestazioni avvenute in Genova a Cornigliano per la paventata chiusura dell’acciaieria ivi esistente e che porta sui capannoni ancora la scritta “Arcelor Mittal”, l’ultima proprietaria ormai ritiratasi.
Genova ha anche una tradizione siderurgica che risale al medioevo durante il quale l’acciaio “genovese” era noto per la sua qualità e prodotto ricorrendo al minerale elbano che dava un’ottima resa.
L’acciaieria di Taranto, infatti, ha sedi anche a Genova e Novi Ligure.
 
Il problema odierno, reso pressante dalla carbon tax, è che si vuole produrre, come fine ultimo, il cosiddetto “acciaio verde”, cioè ottenuto mediante processi che facciano a meno di fonti fossili (vedi carbone). Per questo motivo si vuole ricorrere al DRI (Direct Reduced Iron) mediante l’uso dell’idrogeno.
Tale prodotto verrebbe poi impiegato in forni elettrici (tipo Martin Siemens) mescolandolo con rottami di ferro (materiale di riciclo) per produrre acciaio mediante opportuni interventi di contorno.
 
Mia osservazione: a parte che l’idrogeno non si trova sotto terra (anche se alcuni ci stanno provando) ma bisogna ottenerlo (come?), l’energia elettrica come si ottiene? Anch’essa non si trova sotto terra!
 
Il problema si sposta a monte e per il cambiamento climatico non cambia nulla.
La Cina produce più del 50% dell’acciaio mondiale (oltre 1 miliardo di tonnellate annue su 1,8 mondiale) . Mi risulta che ,nonostante uno sforzo nella produzione di pannelli fotovoltaici e generatori eolici ( dove è leader mondiale), in tale Paese molto è ancora fatto ricorrendo al carbone. Allora? Ci stiamo dando “la zappa sui piedi”?
Da noi si discute, si fanno scioperi, tavoli di discussione, ma ancora non si intravede una via di uscita decisa.
 
Il Ministro del MIMIT Adolfo Urso ha visitato a Castel Romano un centro di ricerca (Hydra) che sperimenta impianti di produzione di “acciaio verde” con il lavoro di 120 ingegneri. Vengono rassicurati i lavoratori per il posto di lavoro ( vedi Genova) spostando il problema a fine Febbraio prossimo. Si punta sulla “linea fredda” di produzione (acciaio lungo, cioè profilati, rotoli di laminati) per evitare il problema.
 
Annunci di progetti risolutori:
1) Piombino quale centro principale o secondo polo siderurgico italiano (intervento Metinvest-Danieli).
2) Acquisizione di ex-Ilva (che ridiventerà “Ilva” e basta) al 60% da parte del fondo americano Flaks Group con sede a Miami. Il ceo Michael Flaks( inglese) è profilato come una specie di filantropo che aiuta aziende in difficoltà a risollevarsi. Il suo fondo sarebbe come era la GEPI per noi in passato; sarà vero?
Il 40% nella nuova ILVA lo metterebbe il nostro Stato. Salvaguardia dei posti di lavoro nella misura di circa 8000 unità. Il piano industriale? Flaks investirebbe 5 miliardi di euro per nuove elettrificazioni ed attrezzature sostenibili per l’ambiente (forni elettrici e DRI per la linea a caldo?)
 
Intanto la Golar Tundra rimane a Piombino dopo i 3 anni assicurati massimi per la sua permanenza in loco. Non la vuole nessuno (sindrome NIMBY).
 
Mah! Fin che la barca va…..
 
Giampaolo Zecchini

Fonte: https://www.elbareport.it/politica-istituzioni/item/77329-un-2026-con-pessimo-esordio-in-ambiti-locali-e-globali%2C-ma-finch%C3%A9-la-barca-va