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La donna che scriveva poesie sui sacchi di cemento
Elba Report: 01/06/2026 10:20:54

La carta ai Patresi era un bene prezioso: serviva per seccare i semi al sole e metterli da parte in fagotti, per accendere i fuochi più svogliati, per nettarsi bene, per tappare un vetro rotto. Quella bianca era roba rara e da ricchi, da gente istruita.
 
Quando finì la guerra, la seconda carneficina mondiale, Patresi contò i suoi morti, li aggiunse all’elenco della prima, e si ritrovò steso come sempre tra le vigne e il mare e la Corsica che avvisa dell’inverno con i suoi monti innevati e dell’estate quando quella neve scompare e sul mare compaiono le balene e la calia.
 
Lì, in quel dopoguerra stupefatto tornato paradiso, c’era una donna che cercava le parole per raccontare la bellezza e la carta per fermale con l’inchiostro. Ma la carta non c’era ancora.
 
Fu il primo turismo a portare la carta: era quella dei sacchi del cemento per rifare magazzini e stalle e costruire nuove case, era una carta grezza a strati, con quella più interna che restava al riparo dalla polvere e dalla malta e dall’acqua.
 
Quella donna prese quella carta, la trasformò in fogli e ci scrisse sopra la sua meraviglia di vivere in tanta bellezza, la paura che scomparisse, il ricordo e la speranza, il sole e il mare, le nuvole, gli animali e le donne e gli uomini.
 
In ogni foglio di quella carta grezza la donna fermava i pensieri, il tempo, lo stupore e la fortuna di averne. La donna scriveva per sé, per la sua anima solitaria e grata, per la sua paura di non essere capita da gente che aveva altre urgenze e bisogni – che però erano i suoi stessi – per potersi occupare della bellezza che pure avevano contribuito a costruire in secoli di fatica, di sassi diventati muri a secco e orti, vigne e castagneti, di miliardi di passi pazienti di asini lungo i sentieri tra il Bollero e il mare.
 
La donna si raccontava tutto questo con poesie semplici, con la sua scrittura da bimba, nel corsivo antico della maestra delle elementari, su uno strano quaderno fatto di fogli di sacchi di cemento, pagine crocchianti che dovevano restare il suo diario poetico segreto, che raccontava l’amore per una terra semplice e dura, la fortuna di starci, la meraviglia di esserci, la gratitudine al Dio che risveglia il mondo e addormenta le piccole cose sotto le stelle e la luna.
 
Ma non manca nemmeno un’invettiva contro la vita agiata e cittadina delle signore dei “lucidi salotti marcianesi”: “Non sono nata signora da salotto, ma una ragazza casa e bosco, di questo ne vado orgogliosa, sia come madre che come sposa, con 4 figli da sfamare, al salotto e alle creme non potevo certo pensare”... E allora Marciana Alta era ancora un paese contadino di forse più di mille abitanti.
 
Poi a Patresi arrivarono la carta bianca, i quaderni i libri da leggere, da aprire come scrigni di tesori, arrivò il mondo. Ma quel ruvido quaderno di una poetessa per sé stessa, quelle lettere d’amore per un piccolo mondo, quei pensieri segreti, vennero trovate solo dopo che la donna se ne andò, lasciando una vita passata in una terra che aveva amato fino allo struggimento.
 
Quella donna, quella poetessa contadina, la potete trovare lungo il Sentiero delle Poesie di Patresi, voluto e difeso da Vincenzo Anselmi e Antonio Berti e dagli altri volontari patresai e foresti.
 
Quella donna si chiamava Lorenza Berti e ora alcune delle sue poesie segrete scritte su quella strana pergamena da muratori sono nei piccoli pannelli che descrivono la bellezza di ieri che fortunatamente sopravvive oggi, quando la carta non è più importante e le parole perdono senso.
 
Umberto Mazzantini
 
Il Passato
 
Anni lontani
e lunghi sentieri
vissuti nel vuoto
di un tempo finito,
promesse
parole
e lontane mura.
Ora il presente distrutto,
ancora più il deserto.
Quel vento che passa,
ricordo la pioggia,
il freddo e,
quel vecchio tetto
della vita,
E’ un tratto di luce e di pace,
strade senza luce
e carrozze con vecchie ruote,
Bandiere
con tanti colori,
con su scritto
tanti nomi,
passati alla storia,
un vecchio libro,
con la fotografia sulla copertina,
ricorda ancora.
 
(Lorenza Berti)

Fonte: https://www.elbareport.it/corsivo/item/79805-la-donna-che-scriveva-poesie-sui-sacchi-di-cemento