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La giacca "gessata" da Gangster il vero passaporto per scendere a New York
Elba Report: 28/05/2026 11:18:59

Mio nonno Lorenzo aveva un’unica sorella, Giuseppina che in età da marito aveva sposato Giovanni Lunghi, di religione valdese.
 
Tant’è che le spoglie di Giuseppina, sono conservate nel cimitero evangelico di Rio Marina. Lunghi, rimasto vedovo in giovane età, si trasferì con due piccole figlie in California, negli Stati Uniti, in cerca di lavoro e una vita più tranquilla rispetto a quella dell’Italia fascista.
 
Pino, il mio babbo, nel dopoguerra, passati gli eventi bellici, cominciò a navigare sugli statunitensi Liberty acquistati della compagnia Parodi di Genova: raggiungevano New York con due equipaggi, uno rimaneva a bordo in attesa di fare il carico per l’Italia, l’altro, invece, saliva su un altro liberty, appena acquistato, che pieno di vettovaglie si dirigeva in un porto italiano.
 
Pino era iscritto al Partito comunista, quindi, le autorità statunitensi non gli concedevano di sbarcare sul suolo americano. Insomma, non poteva scendere a terra e meno che mai attraversare gli Stati Uniti da est a ovest e andare in California dove incontrare le amate cugine che quando avevano lasciato Rio Marina erano poco più che bambine.
 
Un giorno, mentre Pino terminato il suo turno di guardia, era appisolato in cabina fu chiamato in coperta: c’era un suo paesano che voleva incontrarlo, era Vittorio, un piaggese emigrato negli Usa tanti anni prima. Questo amava girare per i dock del porto di New York e quando vedeva una nave che batteva bandiera italiana, domandava se a bordo c’era un elbano, e meglio ancora se c'era uno di Rio Marina.
 
Così un giorno incontrò Pino a cui chiese subito a valanga: “A chi appartieni? Dammi notizie sul nostro paese. Dimmi chi è morto, e Pietrino di Zefferoni è sempre viso? Etc. Poi esaudite tutte le sue curiosità, invitò Pino a scendere a terra, per bere un bicchiere di whisky e fare un giro per la metropoli. Pino, però, disse che non aveva il visto per scendere a terra perché era iscritto al Pci, al che Vittorio si fece una grande risata e poi, in un riese d’altri tempi, si sbottonò la giacchetta gessata a doppio petto (una specie di "divisa" dei malavitosi dell'epoca) , allargandola disse: “Gamberà, questa è meglio del tuo passaporto che 'sti sciocchi nun t'hanno dato! Vieni, scendemo!”.
 
Passarono indisturbati davanti ai poliziotti che, anzi, rispettosamente salutarono Vittorio con un gran sorriso. Quest’uomo, negli anni ’60, fu rimpatriato a Rio con l’accusa di essere un gangster, capo della mafia del porto di New York.
 
Lorenzo Marchetti

Fonte: https://www.elbareport.it/corsivo/item/79732-la-giacca-gessata-da-gangster-il-vero-passaporto-per-scendere-a-new-york