Legambiente a Comuni e Parco: partecipate alla Consultazione per la definizione del Piano Nazionale di Ripristino (PNR)
Elba Report: 29/04/2026 11:06:51
Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), in collaborazione con il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) e con il supporto scientifico dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), promuove una consultazione (dal 23 aprile al 9 giugno 2026) con l’obiettivo di raccogliere opinioni, suggerimenti e informazioni utili alla redazione del Piano Nazionale, per ripristinare gli ecosistemi, gli habitat e le specie degradate del territorio italiano (Piano Nazionale di Ripristino - PNR) che, ai sensi del Regolamento (UE) 2024/1991 sul Ripristino della Natura, definisce le misure per il ripristino degli ecosistemi degradati, ottimizzandone le funzioni ecologiche, economiche e sociali, in linea con lo sviluppo sostenibile delle regioni e delle comunità interessate.
Secondo i criteri europei, sono “solo” 2.761 i Comuni italiani (su un totale di oltre 7.800) obbligati ad applicare il Pnr. Ma qualunque Comune di aderire con un meccanismo volontario. Per questo Legambiente fa appello a tutti i Comuni - anche e soprattutto quelli non in elenco -, al Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano affinché deliberino già da ora la loro adesione volontaria al Pnr, permettendo così anche la partecipazione di tutti gli altri interessati.
La consultazione è aperta a tutti i cittadini e ai portatori di interesse e in particolare a: Regioni/Province Autonome, Province, Comuni, Associazioni di Categoria Comuni, Unioni di Comuni/Comunità Montane/Altre aggregazioni di Comuni, Enti parco e aree protette, Autorità pubbliche con competenze ambientali, Enti/dipartimenti di ricerca, Università, Consorzi/Forum/Associazioni di protezione civile, Organizzazioni non governative (ONG) e Associazioni di protezione ambientale, Realtà operanti in ambito ambientale e nella gestione della natura, del verde e del paesaggio, Scuole.
Il traguardo a cui devono giungere Italia ed Europa consiste nel ripristinare almeno il 20% delle zone terrestri e almeno il 20% delle zone marine entro il 2030 e tutti gli ecosistemi che necessitino di ripristino entro il 2050. Il MASE spiega che «Il ripristino della natura è una sfida condivisa che richiede collaborazione tra istituzioni e il contributo di tutti i soggetti coinvolti. La consultazione consente di partecipare alla definizione del Piano Nazionale di Ripristino, previsto dal Regolamento (UE) 2024/1991, che individua ambiti di intervento, misure e priorità per il recupero degli ecosistemi terrestri e marini. In particolare, il Piano definisce gli obiettivi quantitativi e le mappe indicative delle zone terrestri e marine da sottoporre a ripristino entro le scadenze del 2030, 2040 e 2050. Specifica, inoltre, le risorse finanziarie necessarie e le modalità di sostegno per i portatori di interessi coinvolti nell'attuazione delle misure. Il documento stabilisce i metodi di monitoraggio e i processi per valutare e rivedere periodicamente l'efficacia delle azioni intraprese. Definisce infine gli indicatori di biodiversità specifici e le scadenze intermedie per garantire un recupero duraturo degli ecosistemi agricoli, forestali, urbani e marini».
L’ISPRA sottolinea che il Pnr prevede «Un insieme di azioni, dette “misure”, che l’Italia come gli altri Stati membri si impegna a realizzare per ripristinare gli ecosistemi terrestri, costieri, d’acqua dolce, marini, urbani, agricoli, forestali che risultano degradati nonché per invertire il declino delle popolazioni di impollinatori e migliorarne la diversità e ripristinare la connettività fluviale e le funzioni naturali delle pianure alluvionali. Questo insieme di misure è accompagnato da parti “satellite” non meno importanti delle misure stesse: la descrizione della strategia scelta dall’Italia per individuare le misure più adatte al ripristino; una panoramica sugli impatti e i benefici socioeconomici del piano; un’analisi qualitativa delle relazioni fra il ripristino, i cambiamenti climatici e il degrado del suolo; la stima delle esigenze di finanziamento; la descrizione di come si valuterà l’efficacia delle misure».
Gli obiettivi della consultazione sono: garantire un processo di preparazione del PNR aperto, trasparente e inclusivo; raccogliere contributi per la stesura del PNR, assicurando che le esigenze delle comunità locali e di altri portatori di interessi siano prese in adeguata considerazione; promuovere il dialogo e la diffusione di informazioni scientifiche sui benefici del ripristino; massimizzare l'efficacia delle misure di ripristino a livello nazionale, tenendo conto delle specificità territoriali. a consultazione offre quindi, l'opportunità di partecipare attivamente alla stesura del PNR, ben prima del suo invio alla Commissione europea che dovrà avvenire entro il 1° settembre 2026.
Riportiamo quanti scrive su Altreconomia Paolo Pileri è ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano: «A tutti i Comuni ricordo che i loro piani urbanistici devono essere coerenti con il Piano e il Regolamento europeo per il ripristino della natura, a prescindere dalle norme urbanistiche regionali, perché i regolamenti europei, come il 2024/1991, sono atti legislativi vincolanti, direttamente applicabili ed esecutivi, con efficacia immediata e portata generale, finalizzati anche a garantire l’uniformità del diritto nell’Unione, non richiedendo atti di recepimento nazionale. Pertanto, il Regolamento 2024/1991 introduce obiettivi giuridicamente vincolanti, creando obblighi che prevalgono sulle disposizioni nazionali, incluse le norme urbanistiche locali, anche in assenza di adeguamento degli strumenti urbanistici. Siccome il regolamento è vigente da agosto 2024 tutte le trasformazioni del suolo già autorizzate e fatte su aree verdi dovranno essere ribilanciate attraverso azioni di depavimentazione e ripristino ecologico di suolo e vegetazione (non solo quest’ultimo: attenzione), pertanto al momento invito i Comuni all’utilizzo del principio di precauzione secondo il quale sospendere le autorizzazioni edilizie, leggere il Pnr così da riprogettare adeguatamente quanto avevate nel cassetto. Chiudo dicendo che il Pnr è anche, per quanto riguarda l’articolo 8, un’occasione indiretta per rigenerare le aree dismesse destinando a queste le attese di urbanizzazione che i diversi operatori stanno chiedendo».