Autorə in Vantina – Talk #1 – “Tuo Padre, Mio Padre”
Elba Report: 09/06/2026 15:08:21
Venerdì 12 giugno 2026, alle ore 21:30, in piazza La Vantina a Capoliveri si terrà il primo incontro della rassegna letteraria Autorə in Vantina, organizzata dal comune di Capoliveri, dalla libreria MardiLibri di Portoferraio e dalla Pro Loco di Capoliveri.
Saranno presenti Carola Benedetto e Luciana Ciliento, giornaliste pubbliciste, scrittrici e consulenti scientifiche per programmi televisivi, autrici del volume “Tuo padre, mio padre” (DeAgostini 2025). Il libro, indirizzato soprattutto ai ragazzi, è la storia di due padri, uno israeliano e l’altro palestinese, che decidono di «abbattere il muro dell’odio» dopo la morte delle rispettive figlie (una muore in un attentato, l’altra per mano di un soldato dell’IDF. Entrambe di giovedì, a dieci anni di distanza).
Il gesto del disarmare l’avversario rinunciando al conflitto è di matrice cristiana. Il Cristo abbassa gli occhi a terra, prima di dire agli scribi che lo provocano: «chi è senza peccato scagli la prima pietra». Così facendo, salva l’adultera dalla lapidazione. In questo, il cristianesimo è anche la religione dell’irriducibile separazione degli individui dalla società e dalla legge, oltre che da loro stessi e dai loro cari. Nella loro nobiltà, gesti come quelli di Bassam Aramin e di Rami Elhanan, protagonisti del libro, sono atti sovversivi, che minano l’appartenenza a una specifica polis. Anche se le conversioni individuali, ovvero le scelte di coscienza, non incidono quasi mai sul generale. Non rimuovono le cause della guerra, non sventano i conflitti. Ne possono essere soltanto una conseguenza. Perché la guerra non la fanno, probabilmente, né gli individui né i popoli, ma gli stati nazionali, che sono una cosa di tutt’altra natura.
Provando a osservare le cose da un punto di vista impersonale, sembra quasi che i termini “guerra” e “pace” non possano mai essere definiti in modo autonomo, senza che l’uno rimandi necessariamente all’altro. L’umanità abita entrambe le condizioni, ed entrambe vuole risolvere.
Volere la pace, essendo stati illuminati dal dolore, è come volere la guerra essendo stati accecati dall’odio.
Guardare alla guerra solo dal punto di vista della pace (e viceversa) è un punto di vista che non sembra essere mai stato in grado di mettere davvero a fuoco le questioni connesse a certe condizioni. Specialmente ora che il limite tra le due dimensioni tende a scomparire, e che le guerre tendono a non scoppiare più, preferendo dilazionarsi in un’infinita e intermittente attesa del cessate il fuoco e della sua ripresa. La guerra sta infatti assumendo la stessa, durevole stabilità che avevamo creduto essere qualità della pace.
D’altronde, sentir parlare di pace, in un tempo acefalo come l’attuale, può significare varie cose. Entità contrastanti e dissimili, per natura e orientamento, portano continuamente questa parola alle loro labbra, come se se ne nutrissero. Il significato del termine si fa sempre più oscuro, come certi passi della Prima lettera ai Tessalonicesi di San Paolo, nella quale sembra essere attribuita all’Anticristo l’istituzione, prima della fine dei tempi, di una condizione, appunto, di «pace e sicurezza».
Angelo Airò Farulla,
per Autorə in Vantina